Nel nome di Adele

Immagino Adele nella sua soffitta, circondata dal cielo che si mostra oltre la grande finestra, in un quartiere  residenziale di Roma. Nella foto (qui sotto) Adele sorride, credo che sia un esercizio di ostinazione. Adele è la vedova di Nassiriya, quella dimenticata però, sì lo so, sono di quelle frasi ad effetto che alla fine dovrebbero dire tutto e non dicono più nulla. Cosa vuol dire dimenticata?

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Adele Parrillo, vedova del regista Stefano Rolla, morto a Nassiriya. La sua storia l’ha raccontata nel libro “Nemmeno il dolore” (Mondadori, 2006)

Stefano Rolla, il regista Stefano Rolla, era il suo compagno, Stefano è saltato in aria una mattina di novembre. Per l’esattezza era il 12 novembre del 2003, 10.40 (8.40 ora italiana), quando un’autocisterna esplode davanti la base italiana dei carabinieri, la Multinational Specialized Unit, detta base maestrale. L’avamposto era Nassiriya. Stefano era partito per un sopralluogo, avrebbe girato un film, una storia di amicizia e solidarietà, ambientata in una base militare, durante la guerra in Iraq, il film sarebbe stato: “Babilonia, terra tra due fiumi”, mai uscito nelle sale italiane, mai più prodotto. Al soggetto e alla sceneggiatura ci lavorava Adele, ma Adele era rimasta a Roma. Adele – in quei giorni soprattutto – era felice, con Stefano avevano deciso di avere un figlio. Si erano conosciuti a Caracas, in un set.  Adele faceva l’aiuto regista. Sapete, sono quei grandi amori che nascono subito e par consumarsi subito e subito restare per sempre. La mattina del 12 novembre, più o meno alla stessa ora, un C130 partiva da Ciampino con tre uomini della troupe di Stefano. Stefano era già morto nella base maestrale.

Sono passati anni, Adele ha perso più o meno tutto. Eppure non ha avuto il tempo, il modo di battersi il petto, perché da subito è stata  una specie di irritante testimone di un definitivo nonsense da parata, alla quale indicare l’uscita – casomai e cortesemente – nelle cerimonie ufficiali. Adele non ha ancora ricevuto la sua mostrina per Stefano, e senza volerlo, senza metterlo nel conto, oggi il suo isolamento è diventato il manifesto dei cosiddetti Pacs, delle coppie di fatto. Adele avrebbe voluto riprendersi Stefano vivo. Oppure piangerlo seduta su una panca di una chiesa nel Vittoriano, vegliarlo con le altre, non spiarlo in visita privata come una ladra. Adele è fuori dalla porta

Sabato 15 novembre 2003.  Davanti la bara di Stefano, non c’è Adele, c’è soltanto una suora. Adele la guarda poco più in là, e sarà sempre così, Adele sarà poco più in là, tutte le volte.  Anche ai funerali nella Basilica di San Paolo, il lunedì successivo, Adele è poco più in là. Adele ha perso il suo nome, e dunque per lo Stato, per tutti, lei e Stefano non sono mai esistiti. Insieme intendo. Adele non è la vedova, nemmeno al Vittoriano, quando nei giorni del lutto e delle commemorazioni si consegnavano le medaglie al valore. Stefano ne avrebbe dovuto ricevere una per diritto, la medaglia della Croce d’onore, doveva essere Adele a ritirarla dalle mani del presidente della Repubblica.

Adele non può entrare, presa dalle spalle, trascinata fuori dagli uomini della sicurezza, cade sui sampietrini. Era il 12 novembre del 2005. Non è la vedova Rolla, non per lo Stato. Le fu inflitto un castigo inaudito, l’umiliazione divenne un fatto pubblico però. Questa è la storia di Adele Parrillo, che ogni anno scrive al Ministero della Difesa, chiedendo di essere riconosciuta: sono la vedova di Stefano Rolla. Così Adele non ha pianto ancora, veramente, dovendosi occupare di esistere perlopiù. Non la chiamano per nome, sepolta nel più crudele degli oblii. Adele vorrebbe essere chiamata per nome. Nel nome di Adele.

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