Masterpiece? Meglio la Santacroce

Avevamo davvero bisogno di un talent sugli scrittori? Se ne è già scritto, è vero, tant’è non raccogliamo un vero tripudio al momento. Oggi su Masterpiece torna – con la sua geniale irriverenza  – il critico rock Gian Paolo Serino (concedetemi la licenza), sopra le righe come è nel suo stile. Ho chiesto a lui che di libri ne scrive e ne parla da anni, nei maggiori quotidiani, lui che è anche direttore editoriale e fondatore di Satisfiction,  in radio (ogni giovedì dalle 14 su R101 con Flavia Cercato e la Gialappa’s band), nei salotti che contano, con un suo autorevole auditorium, peraltro seguitissimo ovunque, basti pensare che sui social network le sue opinioni diventano un must.

Gian Paolo Serino, direttore editoriale e fondatore di Satisfiction, critico, ha collaborato con i maggiori quotidiani e magazine dedicati alla letteratura. Ogni giovedì parla di libri su R101

Gian Paolo Serino, classe 1972, critico, direttore editoriale e fondatore di Satisfiction, ha collaborato con i maggiori quotidiani e magazine dedicati alla letteratura. Ogni giovedì parla di libri su R101

L’ho intervistato.

Gian Paolo secondo te quali connotati (talento, personalità, e così via) dovrebbe avere il vincitore di Masterpiece?
Essere un lettore. Fare poesia non con la vita, ma con la propria esistenza d’inchiostro, con le proprie parole. 
Di quel che hai visto fino adesso cosa ti ha convinto? O al contrario, cosa non ti ha convinto?
Il montaggio lo trovo televisivamente innovativo. Io avrei cambiato il titolo: Mistresspiece…
Perderà qualcosa la letteratura con questo precedente, cioè con un talent sulla scrittura?
Non credo che la letteratura italiana possa ormai perdere più di quel che ha già perso: non esiste più     letteratura, esiste la narrativa. 
Chi manderesti nell’arena di Masterpiece (ma non lo è un’arena)? 
Non credo sia un’arena, magari: credo sia un esperimento interessante, ma mal riuscito per tanti versi. Lasciamo ancora spazio alle prossime puntate. Credo molto negli autori del programma, come Edoardo Camurri o Giancarlo de Cataldo. Quel che mi dispiace è che stia diventando una succursale di RCS con tutti ospiti Bompiani e Rizzoli. E i medi e piccoli editori? Come al solito esclusi. Come sempre. Comunque una Isabella Santacroce che frusta i concorrenti che sbagliano la vedevo bene. Basta giochi dove si esaltano solo i vincitori. Bisogna buttare nel fossato chi perde. Se no, che senso ha? 
I giudici, li lasciamo così, ne aggiungiamo qualcuno?

Dove c’è un giudice esiste una ingiustizia.

Per la prossima edizione cosa consiglieresti al direttore di rete Andrea Vianello?
Un format nuovo: un talent show non per imparare a scrivere, ma per imparare l’italiano 
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