che la vita mi venga in soccorso

Con la signora L. guardiamo una finestra, appartiene a un palazzo nobiliare. E’ Ortigia, è sera, c’è quella speciale luce che come una risacca torna dal porto e viceversa a illuminarci di lampare lontanissime o lumini strani, smunti, che si nascondono oltre la costa, dietro le case che seguono il litorale. Mi piacciono le prospettive che posso solo immaginare, sono le più convincenti. Si tratta sempre di trovare le parole giuste. Dico alla signora L. che dietro la finestra serrata ci sarà un gran bel patio. Un giardino retrò, chiuso da ampie vetrate, una cosa impossibile, bene, vero, l’ho vista in un film aggiungo. Aspetto il momento che la vita mi venga in soccorso di nuovo, persino con i suoi cattivi odori. Confido alla signora L. che starle dietro è anche un’avventura. Rido come una sciocca. Non è un’avventura, siamo di passaggio, i pensieri si rincorrono, sanno già tutto, non devono spiegarsi; ci sono solitudini più misere delle altre, non posso dire che la solitudine della signora L. sia migliore o peggiore. C’è un momento in cui realizzo tutta la mestizia di questo affannoso peregrinare. Ma che la vita mi venga sempre in soccorso e mi impedisca di dimenticare il dono della misericordia, di esercitarla, di nutrirla, simile a una spada conficcata nel fianco. Vorrei trovare le parole giuste, è una vittoria, non una sconfitta, raggiungere la perfezione della pazienza.

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