Inedito

“(…)La vita non smetteva di coglierti, dentro i tuoi abissi,  veniva a prenderti, cosicché tu non rimanessi sopraffatto a lungo. E credo sia questo il segreto della salvezza, una salvezza perenne che custodirà le anime anche oltre, persino la tua. Sopravvivevi, ma era merito della vita che ti veniva a prendere tutte le volte perché i tuoi abissi durassero meno. I piccioni eseguivano figure perfette, la loro armonia ti incantava e finalmente non dovevi vergognarti di quel che provavi, del tuo ingenuo stupore, della tua segreta predilezione per la bellezza e l’innocenza(…) Ai giardini di Siracusa era un gran casino, di solito, risse e mignotte con clienti,  barboni a dare di stomaco. C’era sempre rumore, disarmonia, era tutto racimolato e sporco. E le facce di ognuno erano grigie, torve come certi orribili sobborghi da cui provenivano. E gli italiani dei giardini di Siracusa ispiravano pietà allo stesso modo, le loro pietose ciarle da fanfaluca ti rintronavano ancora nelle orecchie, mendicavano sesso da baldracche che ad andarci ci voleva fegato. E ne avevano, poi crepavano di qualche orrenda infezione(…) “.

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

Advertisements