eravamo vivi, fratello

Sento le risa di mio figlio, di là, che mi riconducono a una gioia primitiva o a una leggerezza ancora innocente. Sembra molto facile esserci. Niente di più avventuroso, ma vi scrivo nel momento della penombra. Stamattina appena sveglia ero arrabbiata, così arrabbiata, pensavo alle meschinità subite, ai soldi che qualcuno mi deve. Era la stessa rabbia forse di G.?

No, credo che lo fosse appena, e G. lo era peggio, di più, perché era solo. Leggo tutti i suoi status, aveva qualche anno più di me, era ambizioso, una personalità forte, non strutturalmente portato alla debolezza. E invece la stima per eccesso di fiducia non ha mantenuto le promesse. Ho in testa alcuni post che leggo nella sua pagina, uno in cui scrive di ascoltare Joe Cocker, bere una grappa, fumare, mentre il mondo va a fanculo, scrive. Non era un delirio. Era lucido, era solo, non so quale segreta costernazione induca al coraggio, a sparare, quale coraggio induca all’irreversibilità. La mia amica oggi ha usato questa parola: irreversibilità. Abbiamo concordato entrambe sulla responsabilità morale, sui mandanti morali, non è la crisi la crisi. G. è morto perché è stato tagliato fuori, come è andata per me a suo tempo. Non troppo giovane per ricominciare, già stanco forse per ricominciare? Ma dove, poi. Non troppo vecchio per congedarsi. Così hanno preso e ci hanno ridotto a carta per avvoltolare il pesce, eravamo merde di cui liberarsi. Lo hanno fatto, senza considerare il danno. La violenza dei mediocri, che è supina, silenziosa e correa, ha fatto il resto. Il sistema di eliminazione è una struttura deteriore di quel luogo dove abbiamo lavorato con G. per anni. La mortificazione non ci ha vinto per anni, lo ha realizzato a scaglioni dopo. Io sono stata una salvata, lui no. Io sono qui, lui no. Un tale lo ha preso molto metaforicamente per la collottola e lo ha sbattuto in strada, dicasi per me. Non siamo troppo giovani, non siamo troppo vecchi. Con G. sedevamo un pomeriggio d’estate agli ultimi posti della cavea del Teatro Greco, seguivamo una tragedia, ne avremmo scritto per quel giornale siciliano, che ci ha traditi a oltranza, con scrupolo, fino alla fine. Eravamo giovani, i nostri occhi brillavano di futuro, avevamo carne e sangue a pulsarci sotto la pelle. Eravamo vivi, fratello.

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