le storie capitano a chi le sa raccontare

di Concetta Bonini

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foto di Lorenzo Sammito

Chi ha letto Sangue di cane non può non ricordare alcune sentenze fulminanti. Chi ha
letto Sangue di cane non può non ricordarsi questa, tra gli ultimi passi: “La pietà flette
la tua schiena, la mia, terge il mondo, da sola forse non lo salverà. E noi nemmeno vi
riuscimmo”. La pietà. È una delle lezioni da cui si rimane atterrati se si incappa nella ventura di incontrare chi l’ha già imparata, chi questo libro l’ha scritto e prima ancora lo ha vissuto.
Incute una certa soggezione – di quelle strettamente legate all’autorevolezza del saper stare
al mondo – stringere la mano, esile ma schietta, risoluta, di Veronica Tomassini. Incute una
certa soggezione sapere di starla stringendo, in qualche modo, alla protagonista di quell’amore impossibile – e tuttavia inevitabile, essenziale – tra una ragazza della città visibile e un uomo della città invisibile, un polacco che di professione fa il semaforista
e si agita “nella disperazione dei dannati”. Ed è così perché quest’opera prima incredibile,
che Giulio Mozzi – per dire al pubblico “Vi prego, leggetelo” – ha definito “una storia d’amore
matta e disperatissima, un romanzo patetico e ridicolo, una vita che viene offerta in dono”, ben lontana dall’essere solo una dirompente vicenda umana e personale, è in realtà lo specchio di una vicenda collettiva: quella di una Sicilia che gli scrittori d’oggi dovrebbero sentirsi, finalmente, responsabili di raccontare.

Ecco, Veronica Tomassini, questa responsabilità se l’è presa. Siracusana, seppur di
origini umbre, giornalista de “Il fatto quotidiano”, Veronica è la testimonianza vivente che le
storie capitano solo a chi le sa raccontare. Anche se la sua, forse, non avrebbe avuto il
coraggio di raccontarla se non per l’incoraggiamento proprio di quel fine talent scout che è Giulio Mozzi e che un giorno le disse, senza possibilità d’appello: “Tu questa storia la scrivi”. E forse non avrebbe avuto il coraggio di pubblicarla se Marco Travaglio, leggendola, non l’avesse immediatamente spedita alla casa editrice Laurana, che era appena nata e scelse proprio questo come primo romanzo da portare sugli scaffali delle librerie di tutta  Italia. “Anche alla pubblicazione – racconta lei – sono arrivata per strade diverse da quelle canoniche: nella mia vita sono sempre stata incollocabile”.

(il resto potete leggerlo su Freetime – febbraio 2014)

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