ai miei fratelli di Enna

A te Salvatore – che ti sei alzato e con quella musica ballavi per me, per noi, era la musica che sgorgava da Calin, dal suo talento, dalla sua timidezza – e a tutti gli altri dedico questo breve scritto. Ricordo ogni dettaglio dei vostri volti, dei vostri cuori. Salvatore, quanta tenerezza, era come se ti avessi già conosciuto e abbracciato di una compassione e di una pietà che ancora non so spiegare, perché non è la mia, lo è adesso però. Ti spiego e vale per tutti voi amici, fratelli della casa di Enna, è stato il Padre a costringermi a guardarvi con il Suo Sguardo, soltanto per quei momenti e forse un pochino ho capito di quanto amore Lui ci ami. Così vi guardavo, costretta dal Suo amore. So come Lui vi ama. E quelle parole che mi sono state suggerite da Lui ne sono ancora una testimonianza. Non ridete di me, la predicatrice, soltanto volevo dirvi quanta Grazia ne ho tratto, quanta speranza per ogni giorno che verrà. Non so ma dovevo parlarvi così, non ho mai parlato così tanto, mi ha detto mio padre, era quel signore seduto tra voi. Non ho mai parlato così tanto amici.
Jezu, ufam tobie.

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