lo scrittore e facebook

Tempo fa lo scrittore Matteo B. Bianchi mi ha chiesto una riflessione sulle opportunità per un autore di utilizzare o meno, e casomai con una qualche utilità, i social network. In un momento di crisi assoluta, dove tutto è in discussione, e tutto non mi sta bene, la ripropongo, magari ditemi cosa ne pensate voi.
Dal blog Di Matteo, scrivevo:
A mio avviso, sotto certi aspetti, non è affatto un vantaggio per lo scrittore detenere un profilo, una pagina (io ne ho addirittura due, per intenderci, non chiedermi la ragione, più il blog eh); malgrado forse lo scrittore (ipotizzo) possa valutare l’esatto contrario: la pagina mi serve, è una specie di curriculum, un promo perenne eccetera. In realtà, a me è capitato di pensare anche questo: che sia intanto l’ennesima lusinga per un ego già abbastanza allenato (prima ovvia osservazione); e soprattutto l’autore rischia di svelarsi come l’uomo potrebbe-dovrebbe, e tuttavia non lo scrittore. Penso ancora: avessi avuto l’opportunità di comunicare con Dostoevskij, chiedergli l’amicizia e poi scoprire che soffriva di meteorismo, che le aveva girate una mattina perché non trovava le pantofole, sai di quegli status domestici che spesso ci troviamo in bacheca, avrebbe sottratto qualcosa finanche all’autore e persino alla mia devota militanza (il mio immaginario, l’idea che ho nutrito e custodito, il tromp l’oeil tra l’uno, lo scrittore, e noi lettori nel qual caso). Facebook, le sue pagine, il sistema (analisi spicciola, perdonami), hanno democratizzato tutto: talento, mistero, elusività esclusiva, tutto. In quel gioco di ombre cinesi che si stabilisce tra autore e testo e lettore infine: il primo ci perde con la sua pagina, la sua frivolezza guadagnata a sua insaputa, il primo, cioè l’autore, ci perde, credendo di guadagnare.

L’originale qui: http://matteobblog.blogspot.it/2013/03/lo-scrittore-e-facebook.html

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