del libro di Marco Drago, di Vasco, della giovinezza

Mi gira nella testa un concetto che Marco Drago riprende più volte nel suo romanzo “La prigione grande quanto un paese”, è uscito per Barbera da qualche mese. Di quel che siamo stati un tempo, non saremo più, non resterà più nulla di loro (noi): giovanotti di vent’anni, giovanette, ragazze dico per me. Non è letterale, ne faccio quel che voglio, sto leggendo il suo libro (di Drago), finito direi. Bravo, i suoi compagni nel campus della prestigiosa Tuovg, lui, così scolpiti, veri, sentirli quasi tra le mani fremere di giovinezza. Oggi in macchina cantavo Toffee di Vasco, è ancora grande pensavo. Di colpo mi fermo e fisso i miei occhi nello specchio. Provo a sorridere e nel frattempo penso al castigo di quell’assunto: non saremo più. Non sorrido infatti.
Ma io mi sento una ragazza, all’incirca lo ero in questa foto qui.vent'anni Accendevo una marlboro e il mondo mi sembrava fantastico. Poi certo non sto a raccontare le scelte stupide, inutili. Però sono stata la ragazza che cantava Vasco, tutte le ragazze eravamo Sally, Toffee, dipende, le abbiamo attraversate tutte certe stanze, no? Non quelle del campus o delle Wohnheim, la mittleuropa intorno al deserto socialista, nella magra prospettiva di pianure e soli acidi, tedeschi esecutori del dogma, al limite, cambiavalute sudati, casermoni vuoti, cielo pesante sopra le nuche chine.
Ma io sono una ragazza. Eccomi, canto Toffee, con un vestito leggero, in riva al mare, come sognavo di aspettare Simon Le Bon da ragazzina, mai fatto niente del genere, vestito leggero, capelli ribelli sulle spalle, mare. Mai. E lui che arriva da in fondo a qualcosa ai miei desideri persino. Mai. Una sera di tanti anni fa, frivola come l’estate, ed era estate, raccolsi con un’alzata di spalle un biglietto lasciato sul parabrezza: occhi verdi, sei bellissima. Chi era? Ma non mi importava, anzi, non ero sicura che c’avesse visto bene. Vorrei consigliarvi un romanzo di iniziazione ed è questo di Marco Drago, per esempio.

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