Lezioni di umiltà: questa lettera è per Francesca Barra.

E’ bastato davvero solo uno scambio di mail con Francesca Barra per rendermi conto di quanto sia sciocca certe volte, soprattutto quando perdo di vista l’umiltà. Io che di solito – come una posa – ne ho fatto bandiera, fino a rendermi odiosa, non umile, leziosamente modesta. Francesca ha scritto un libro “Tutta la vita in un giorno” edito da Rizzoli, ambientato nelle retrovie dei senza tetto, dei poveri, di quella povertà fisica e morale che è tutto sommato la mia poetica. Sono stata ingiusta con lei, cattiva sì, come non sono nella vita di tutti i giorni, invece di gioire del fatto che entrambe conducevamo la medesima battaglia, e che la popolarità di Francesca quella causa casomai avrebbe soltanto aiutato.

Mi sono fatta influenzare dalle parole di un amico e le “ho dichiarato guerra”. E’ così facile fare la pace, piuttosto, da bambine con l’amichetta del cuore o con l’altra più graziosa, ci abbracciavamo, alla fine di un litigio, con un misto di disagio, di risata o di pianto scemotto da bambine appunto.  Sono tornata indietro di anni. Allora Francesca mi è sembrata davvero incantevole, senza arroganza, come Amelie, lei dice; e infatti è vero, dice che crede ancora nella bellezza e nella generosità. Anch’io Francesca, voglio far pace. Quanti pregiudizi stupidi, ho perso di vista l’umiltà, e tutte le volte che accade perdo moltissimo altro. Non sono fatta per le guerre in fondo.

Questa lettera è per Francesca

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