io e lo scrittore

Seduti al tavolo. Ho davanti uno scrittore. Io per di più devo ancora esordire. Sono passati anni. Non so niente di me, sono brava? Sono una ex co.co.co, cioè nulla. Lavoro in una redazione di provincia. Sono passati secoli. Ho poco più di trent’anni. Lui è uno scrittore, uno di quelli difficili deh. Ho letto il suo romanzo. Dialoghi assurdi, una voce narrante che per carità, cosa c’entra con i personaggi. Però, stai buonina. Sto buona, guai, lui conosce il mondo delle lettere. Io no. Io devo esordire, non conosco nessuno. Lo scrittore ha una recensione nel giornale locale, scritta da me, una spalla, in gergo, 70 righe. Lo scrittore non batte ciglio, avrà pensato: me la merito. E infatti. Lo scrittore sarà presentato da me medesima, in un caffè del centro. Sto giorni a ripassare nel web le sue dotte interviste, le sue sofisticate risposte a dotte interviste. Ho letto il libro, mi sono molto annoiata, ma ovviamente nel pezzo non lo scrivo. Piuttosto: elogi sperticati, coroncine d’alloro gettate a piene mani al suo passaggio. Bravo bravo.

Il gran giorno, seduta al tavolo con lo scrittore. Aspettiamo il momento in cui la saletta si riempirà, e in effetti accade. Preparo il pubblico attento, introduco lo scrittore. Espongo la mia domanda, ci sono stata due giorni a concepirla: è vero che con il suo romanzo – per la prima volta – si realizza (udite udite) la “geometrizzazione” di quegli anni? Geometrizzazione è un cazzo di sostantivo inventato, che minchia vuol dire, lo ha usato per primo lo scrittore. Lo scrittore lo rinnega. Non ha usato geometrizzazione, mai. Anzi. Lo scrittore si incazza a tratti, non lo dà a vedere troppo, ma commenta: questo è il motivo per cui preferisco le interviste via mail. Perché di solito non si viene capiti, non capiscono niente. Capiscono chi? Io? I giornalisti? Ah ecco. Dunque per la proprietà transitiva lo scrittore mi dà dell’idiota, da leggere tra le righe però. Scampoli di femminismo in  platea intercettano il sessismo dell’ormai per tutti “misogino”. Non piango. Anzi. Caro signore, vorrei dire, sono una scrittrice e stia attento sono molto perspicace. Ma non lo dico. Un’amica arrabbiata vuole infilzare lo scrittore e rosolarlo allo spiedo nel suo scoppiettante camino della casa di campagna. Consiglio all’amica: lascia perdere, la sua carne è dura e amara. Come i suoi libri? Chiede l’amica. Dico: perché tu li hai letti? No ammette, questo solo come l’ultimo dei sacrifici. Lo scrittore beve il suo bicchiere d’acqua e guadagna l’uscita rapido e severo.

Advertisements

2 thoughts on “io e lo scrittore

    1. veronica tomassini Post author

      fortunatamente le cose sono cambiate, non lavoro più in quel cavolo di giornale di provincia, di cui avrei da dirne. collaboro con un quotidiano importante, con gente “eccellente”. e scrittori di quella pasta non mi scompongono più…

      Reply

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s