la cena della discordia: emiri e Ferrari

Tutto sommato è sempre una questione di scelte. Tanto che anche un raduno per ricconi a Siracusa diventa sic et simpliciter un raduno per ricconi appunto, oppure uno spregio classista, come sibilavano oltre le transenne i soliti detrattori guelfi della peggior specie. Scelte si diceva: esultare, berciare, grugnire, scavalcare lo steccato come in quella bella pubblicità di un olio di semi e agguantare dal primo vassoio una chela sfuggita al controllo del maitre?

Siamo in piazza Duomo, a Siracusa,  il crepuscolo cala sulle cime dei palazzi nobiliari. Un quarto alle venti, si celebra Cavalcade, scorrazzamento di Ferrari con gala finale, per farla breve. E noi siamo al gala finale, fuori la porta. La solita solfa della piazza intoccabile serpeggia da un canto all’altro soltanto perché il signor Montezemolo e i suoi collezionisti ceneranno nel suo bel mezzo. Cosa c’è di male? La piazza è patrimonio Unesco? Sarebbe stato meglio avessero cenato all’orecchio di Dionigi? I soliti detrattori rispondono: tanto lo hanno già fatto quelli di una nota marca di una bibita, hanno cenato all’orecchio di Dionigi. Porte chiuse, se la sono spassata un sacco, e noi ebeti a sgranocchiare noccioline chissà dove. gala ferrariQui la cosa è diversa: le transenne inibiscono, ma noi possiamo vedere i tavoli ricoperti con tovaglie bianche e candide, o le sedie che non  sono sedie, piuttosto sembrano puffi di una delicata pelle chiara (forse pelle umana, commentano i detrattori con tutta la bile che posseggono, tantissima, da farci gargarismi). Cavalcade significa che lì, per partecipare, nel tuo parco macchina – cito letteralmente da fonte attendibile – “devi dimostrare di avere come minimo cinque Ferrari”. In giro ce n’erano 90. In piazza Duomo due o tre, alle spalle dei tavoli, tra un vaso guarnito di arance e la consolle. Così poi i collezionisti hanno cenato, con la musica di Mascagni e Verdi suonata apposta per loro dall’Orchestra del Teatro Bellini. C’è un emiro, uno sceicco, seduto a occhio e croce.  E’ sera, per certo abbiamo notato Rosario Crocetta, è arrivato presto, tra i primi. Dicono che stia mangiando anche lui.

Crocetta al gala

Rosario Crocetta

“Faccia qualcosa di sinistra, Crocetta”. Urlano dalle grate. Chi vi sente? Non buttiamola in politica, per favore. Le donne discettano di motori, droni e potenza, quando mai è successo? Ma questi sono fatti di eccezionale portata. Donne che parlano di Droni mentre qualcuno di questi vola sopra le loro nuche acconciate per l’occasione, circostanziata e rara, ed è tutto terribilmente chic. L’emiro vuole le teste di Caltagirone, ceramiche che assediano tutti i tavoli. Le avrà, promette il commerciante in panama, costretto dietro le transenne. I blindati rimangono ai lati della piazza. La piazza si riempie. Noi guardiamo dentro l’acquario, l’acquario dei ricconi sfondati, dice un ragazzotto di Ortigia. Non è idioma passabile: ricchi sfondati, non si usa più al momento, almeno dagli anni ’80, dal tempo delle spalline. Non esiste più la massima del tedioso borghese di sinistra che bercia da dietro le transenne. Cosa poi? Non vi danno retta, guelfi della prima ora, neomodernisti pentiti, detrattori incapaci di gioire delle vittorie altrui.

Montezemolo ringrazia i suoi auditori e conversa dal palco in inglese. Non senza prima esultare in un italiano perfetto: FORZA SICILIA. Poi chiama i vincitori del raduno, mister e mrs, e così via. Fino al prevedibile giapponese, ci fermiamo a lui, nome con stranissima assonanza, qualcosa come” azzo” che poi sembrava quella parola lì e infatti un sacco di risate da dietro le transenne. Ma che ridete, che ridete. Piuttosto c’è da ascoltare la musica scelta da Cavalcade – dicono fonti che paiono informate – la colonna di 007 Licenza di uccidere e La vita è bella di Piovani. Niente di più freudiano, commenta come uno splendido cammeo l’ugola di una signora bene residente in piazza Duomo. Ma insomma, anche questa è andata, che bello, i fuochi d’artificio, i droni. I fuochi sono gli stessi fuochi di una festa patronale. Eh no, amico. Durano di più, sono di Cavalcade, sparano come matti, dal tetto del palazzo del Comune. Siamo in guerra, oh mamma, geme una vecchietta. Tranquilli, è finita, come tutte le cose, purtroppo. Già.

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