lettera a D’Orrico: ce l’ha con i polli?

Comincio questa lettera con uno status preciso: la costernazione. Se avessi un’emoticon a disposizione adesso, userei Putnam, non so chi sia costui ma per intenderci è quella testa che i teorici del web hanno congetturato durante una pausa pranzo, serve per far capire a Antonio D’Orrico il male che mi ha cagionato (uso verbi molto severi, sono adatti alla circostanza), quando ha affermato che “gli scrittori sono polli d’allevamento a razzolare” e io che avevo capito ruzzolare, così siamo finiti a discutere con un signore su facebook. Ma quel signore non l’ho bannato, ho accettato la differenza, ruzzolare e razzolare, con un gran mal di testa. Usa my space? No immagino, è superato, lo so. E’ su facebook? Vorrei chiederle il contatto, potremmo diventare amici. Soltanto per dirle una cosa: ce l’ha con i polli?

Ad ogni modo, ci sono rimasta male, è un’ammissione di colpa forse. Forse è nauseato dal concetto stesso di autore in sé, ne preferisce qualcuno in particolar modo? Capisco la nausea, tonnellate di manoscritti, copie staffetta a vagonate, telefonate iperansiose, dall’altra parte noi – autoriscrittori – un ego sfatto, frantumato, la nostra faccia allo specchio, irriconoscibile, una fretta terribile di esserci, l’ostilità verso il mondo, supini o abietti di solito nelle corti sbagliate. Cosa cacchio dobbiamo fare di questo talento? Non la chiami rogna o fregola o sfiga.

Non so, mi fanno un gran pena i polli perché tutte le volte tocca a loro sostituire il termine infame di un paragone. Dannazione, che hanno fatto di male? Sa che i cigni sono, alla lunga, parecchio più fastidiosi? Ne conosco uno al lago di Bracciano che aveva un fiato mi creda, mi ha rincorso per decine di metri. Avevo solo nove anni. Mi è successo tutto a nove anni. Avevo letto Christinae F. E la chiudo qui, la mia poetica eccetera, non le mando nulla in posta.

p.s. Putnam perché è un uomo e si fa i cavoli suoi, difende la gente secondo me

Cordialmente,

veronica

 

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