la vanità o il deserto

Gianluca Grignani sul palco durante il concerto di Omar Pedrini, leggo nella didascalia al video su youtube, è ubriaco. Mi prende lo stesso terrore, lo stesso deserto, mi sembra che non ho incontrato altro nella mia vita che gente barcollare, sopraffatta, non pietre di scarto, o forse dovrei chiamarle così? Con il medesimo senso evangelico? Mi viene in mente l’amatissima Amy Winehouse, il suo ultimo concerto a Belgrado, fatta da scoppiare, le sue palpebre pesanti, la sua voce rauca sedata dalla roba che aveva in corpo; l’abbiamo guardata tutti con curiosità, suggestionati, segretamente irritati o ammirati persino. E’ da stamattina che penso a Grignani (sì, non avevo di meglio), a me piaceva, cultura pop, possiamo definirla così, la sua musica, con qualche apprezzabile tentativo di intimismo filosofico, alla maniera spicciola, valido per tutti.  Sapeva evocare una nostalgia terrificante, qualcosa che atteneva alla perdizione, ha mantenuto il personaggio e spalato deserti. Coca e alcol, e immagino quale silenzio, quale terribile nulla, cagionato dal falò della vanità. La vanità (oggi chiamiamola ego,  facebook insegna) è il fianco dell’abisso, i prodromi del male sono la vanità, un cumulo di polvere alla fine, un falò rapido. Avete mai provato quel silenzio senza risorse, una parete di sale, non so come dire. Vanità e adulazione, sono i nostri nemici. Me ne accorgo ogni giorno, tutta presa da me, arrivo a odiarmi.

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