pensieri

Di colpo torno al buio. Mi è capitato ieri. Trovo quel tizio che mi ha rovinato la giovinezza, gli anni del liceo per capirci, fissarmi allucinato, in piazza Duomo. Sono passati secoli, dico sempre, e quest’idiota forse non si dà pace. Uno che non è capace di stare al mondo senza cospargere di inedia e tristezza tutto intorno l’universo e la gente che per sbaglio vi transita dentro. Guardavo stranamente allegra una band suonare il blues, di quell’allegria che mi sembra mi faccia tornare ragazza, e all’improvviso scopro lo sguardo di questo tizio; ho cominciato ad agitarmi, un verme, brutto come la fame, curvo, mi copro allora, avevo un vestito chiaro con le bretelle, mi sparisce il sorriso dalle labbra. Nella mia testa questo tizio è pauroso come certi maniaci seriali. E ho avuto paura sì, è sparita l’estate, i pensieri normali, la capacità di vedere oltre, ai miei cari amati obiettivi. E capisco dunque quanto questo verme mi abbia potuto traumatizzare, e io che non credevo. E invece è stata una violenza enorme, non sto qui a ripetermi. Ho letto una frase di Cheever, ieri, era proprio quel che pensavo ieri, dopo aver visto quel mostro, rivalutando tutto in una specie di delirio: “Nella mezza età c’è mistero, c’è mistificazione. Il massimo che riesca a cogliere di questo periodo è una specie di solitudine. Persino la bellezza del mondo visibile sembra sbriciolarsi, sì persino l’amore. Sento che c’è stato come un aborto, una svolta sbagliata, ma non so quando sia accaduto né ho speranza di scoprirlo”.

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