dal nuovo romanzo

Cetty fumava sotto l’arco. Aveva annodato i suoi capelli fragili, neri. Aveva le guance rosee, ma era un finto incarnato che lei disegnava molto bene con i pastelli usati per il trucco. Pianse un pochino, fumando le sue Marlboro. Alfredo bestemmiò, aspettando il tipo con la roba. “Non mi fregano, a me non fregano” borbottava. Arrivò il tipo e Alfredo infilò la stagnola in tasca. Cetty lo seguì. La roba era buona, ammisero dopo. “Un quartino e sono a posto” ciarlava Alfredo, sotto l’arco nella valle di periferia. Cianciava strafatto. Cetty fumava una sigaretta dietro l’altra. Con movimenti lenti portava le dita alla bocca, aspirando e facendo fatica a stare sveglia. Qualcosa luccicava tra le sue dita. Erano i brillantini del trucco sugli occhi, che si era strofinata. O erano lacrime. Preferii immaginare che fossero lacrime. Quel cantante si chiamava Agnello. Veniva dalla borgata, era siciliano e incideva dischi in napoletano, dischi che andavano fortissimo nella valle. Parlavano di amori finiti male(…)

Christiane deve morire, Gaffi, 2014

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