una volta vedevo questo

(…)Ogni estate sostiamo in banchina, nel Porto Grande, aspettando le manovre di qualche diportista d’oltreoceano. Non i maltesi ci interessano, non un british man al timone di un trealberi solenne, col muso lungo e severo; no, esultiamo ai piedi di un catamarano battente bandiera neozelandese, agitiamo il braccio a mò di saluto, accecati dal fuoriclasse di George Town. Riteniamo possibile che la signora Ciccone abbia pranzato in verandina con figli e tate e governanti, sul panfilo ancorato al molo Zanagora. I Benetton con la barca di Briatore, valli a capire, Ibrahimovic, sceicchi sparsi, Tom Cruise e la Stone a braccetto per le vie di Ortigia. Ci raccontavano l’antefatto, noi annuivamo fiduciosi, in attesa di un epilogo qualsiasi. Sarà tutto vero? Quei tre piani blu erano sul serio la bagnarola di Valentino?

L’amico Sergio del Canton Ticino dice di sì. Dorme sotto le stelle, lo zaino sotto la testa, guarda sulla linea del faro, traiettoria dritta, steso in panchina, girato di fianco, la lucina rossa che ammicca intermittente, e un viaggio, un viaggio nella testa, un lungo viaggio per mare, fino in Giamaica(…)

(La città racconta, giugno 2005)

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