Adam, sei tu?

Abbiamo rivisto Adam. Adam, l’amico polacco, morto di tbc perché il mondo gli aveva girato le spalle, mentre Siracusa con sussiego recitava il Requiem cinereo turandosi il naso. Fiori per Adam, incarognito nella sua sfiga iperbarica, dove la nostra tiepida pietas sarebbe arrivata, sì, ma con un gran fiatone.

Troppo tardi. Adam era già in rigor mortis, è andato. E in obitorio non volemmo entrarci. Freddo e piccolino, così dovette tornare al Creatore. Lo rivedemmo. Ieri pomeriggio, in via Nino Bixio. Incontrammo un anziano, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. “…sera”, “…sera”, cose così. Cercavamo una bottega, bel coraggio: una bottega. Va là piuttosto un centro commerciale. No affatto, cercavamo una bottega e pure il vecchietto.

Eccola, corso Umberto, venti metri prima del ponte, insegna a muro: panini e affettati. Noi e il vecchietto, rosetta con bresaola e rucola, birra in lattina, filetto in scatola per il cisposo. Ci siamo seduti sulla panchetta fuori, davanti abbiamo il corso più massacrato di Siracusa, rivoltato, disossato, per un futuro in carta patinata, dicono. Pensiamo ad un pavimento di pietra bianca e non sfoggiamo grande fantasia, la pietra bianca sta ai nostri piedi come la ztl ad Ortigia. Abbiamo conversato di niente, noi e il vecchietto, finché non ci colpì al cuore lo sguardo da cane bastonato, gli occhi mansueti di quell’uomo chino, gli stessi occhi di Adam.

Adam aveva un modo originale di fissare l’interlocutore, una fissità riguardosa, chiedeva scusa al mondo e alla vita, puntando i suoi occhi acquosi e impauriti. Ci manca ancora. Come è possibile? Come hai fatto, Adam? Eri tu, davvero? Erano i tuoi occhi? Dove sei finito?

E’ quasi Natale, per cui certi prodigi avrebbero una ragione. Se pensiamo al Natale, linkiamo su stella stellina, sulla preghierina dei bambini di scuola materna, sull’abete dei nostri ricordi(…)

(continua)

(La città racconta, Siracusa, ottobre 2007)

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