come Seraphine

Ieri, in tv, ho visto la riduzione cinematografica sulla vita di Seraphine de Senlis, un film del 2008, diretto da Martin Provost. Immensa Yolande Moreau, Seraphine nella finzione aveva il suo volto, così ho scoperto Seraphine Louis, la pittrice francese naif, le sue immense tele, spaventose, simboliste, un’autodidatta, una mistica, visionaria, anticipatrice, non so, era un genio, fuori dai ranghi. Morì internata, nell´ospedale psichiatrico di Clermont-de-l´Oise, dove “la pittura è scomparsa nella notte”, scrisse, lei che non temeva rivali, in attesa della Resurrezione, e nel giorno dell’attesa vestiva di bianco. Le assonanze fanno paura. La sposa bianca, penso a Isaia, libro 54, è la mia storia, il mio destino. Il talento era dettato dal suo angelo custode, aveva raggiunto le vette della verità, credo che per questo gli artisti finiscano in manicomio, la verità è intollerabile, di insopportabile bellezza anche, solo Dio può contenerla, a noi quel che arriva. Ai prescelti, può darsi, diventano matti, soltanto sanno di più, vedono certe cose, superano l’albume che separa il mondo da quel che non vediamo. E sappiamo che quel che conta, lo sappiamo dai Vangeli, è quel che non si vede. E all’ateo dico: lo sappiamo da quel mistero scoperto dalle vostre menti razionali, dalla fisica quantistica. Come Seraphine, cerco la verità ogni giorno, qualcosa che mi avvicini a Lui, scorgo, nelle piccole cose, dettagli miracolosi, scopro che sono i Suoi segni, i Suoi simboli, l’ho già detto, la mia strada (anche la vostra, dovete soltanto saper leggere) è costellata di parabole, anticipi di eternità. Lui mi abbraccia, mi ama, attraverso persone sconosciute, o così diverse da me, come la rom Revista, che mi stringe la mano, la stringe forte alla guancia e la riempie di baci, e mi dice che mi ama e mi parla di Dio. La verità è di una bellezza intollerabile, a volte la temo, credo sia un onere, vorrei sfuggirle, non smetto di cercarla.

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