Andrea Pirlo e una storia di gentilezza

Slawomir P. E Mirek W. sono connazionali. Slawomir è per tutti Slawek.  Con l’amico dormono in stazione. Slawek, durante il giorno, preferisce corso Como, a Milano. Una mattina di qualche giorno fa, Slawek e Mirek  siedono sulla medesima panca, all’uscita di Porta Garibaldi. Quindi si spostano più in là, come di solito, per ammirare storditi il futuro, cioè gli altri, la loro fretta inspiegabile, sicura, i grandi palazzi, densi di una memoria vivace e di pragmatismo. Ecco il futuro, avrà pensato Slawek, sapendosi  escluso con liberazione o rammarico. Fino a un po’.

E questo è il breve preambolo. Fino a un po’, fino a che Slawek incontra Andrea e lo saluta.  Perché Slawek lo saluta proprio così, una mattina di qualche giorno fa, in corso Como, seduto sulla panca: Ciao Andrea.

Andrea si gira, lo guarda sorpreso, risponde: ci conosciamo? Ma è conciliante, come si fa tra amici o conoscenti, in un mondo di normali, e Slawek ha davvero smarrito il senso della normalità. Slawek dice: sei Andrea Pirlo, io ti conosco. Sì, Pirlo annuisce, certo, guarda il giovane uomo polacco seduto sulla panca, si siede anche lui. Parlano di calcio anche. Slawek sembra felice: sei il capitano (vicecapitano in realtà, nda), adesso, è così? Sì, Pirlo annuisce, racconta loro qualcosa, c’è anche Mirek, Mirek segue con attenzione, sorride, non so se si possa chiamare felicità quel breve ritorno al mondo dei normali. Pirlo eppur per loro non lo è; seguono il calcio appena, nella tv della sala d’attesa in stazione, accade raramente, loro sono come topi nel tombino, sentono di esserlo e di questo rabbrividiscono, quando sono lucidi. E questo accade raramente. Ma ieri erano semplicemente uomini seduti con un amico che fa il calciatore. Chi vi scrive sa perfettamente che questa è una storia bella e basta, forse nemmeno da raccontare, e non posso riferirvi come io l’abbia appresa, ma è accaduto.  Il calciatore è il capitano della nazionale. Andrea, lo chiamano Andrea.

Andrea chiede con preoccupazione: perché vivete così, da quando? E’ uno di loro, voglio dire è un coetaneo che lo chiede, solo che per Slawek e Mirek lui è Andrea Pirlo. Andrea Pirlo è seduto con loro. Lui ce l’ha fatta, pensa Slawek, allora torna per un secondo – temerario intervallo – il desiderio di uscirne dall’alcol, dalla strada, le solite cose. Pirlo si alza, li saluta, Slawek si ritrova in mano cinquanta euro. Pirlo dice: ci compri un panino, ok? Non vorrebbe offenderli. Non lo ha fatto.

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