Monthly Archives: November 2014

Sangue di cane in radio su Flatlandia

Il 24 novembre, torno a parlare del mio romanzo Sangue di cane (Laurana), nel programma di libri Flatlandia su Radio Onda d’Urto di Brescia. Mi intervista ancora una volta Monica Winters. Potete ascoltarmi qui: http://flatlandia.radiondadurto.org/files/2014/11/VeronicaTomassini-SanguediCane.mp3

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Le donne di Grazia

di Marina Bisogno

Dice bene la scrittrice e blogger Marilù Oliva: alla fine, quando avrete sfogliato l’ultima pagina, desidererete telefonare alle vostre amiche storiche e chiacchierarci, come ai vecchi tempi.  Il libro in questione è “Mare d’inverno” (Giunti) di Grazia Verasani, scrittrice e cantautrice, che dopo “Accordi minori” (Gallucci), torna in libreria con una storia di amicizia al femminile. La voce narrante è di Agnese, professione insegnante, sposata con un uomo che non ama più. Lei e Vera, giornalista in carriera, spigolosa e impenetrabile, raggiungono la loro amica Carmen, depressa per l’ennesima delusione amorosa. È appena trascorso Natale e l’anno è agli sgoccioli. Carmen si è rintanata in una casa sulla Riviera Adriatica, ad un passo dal mare. Si gela, la ressa estiva è un’immagine improbabile. A parte qualche cane, un paio di avventori e il barista, le tre donne sono sole. La reunion, alla soglia dei cinquant’anni, diventa il pretesto per fare un bilancio, nel bene e nel male, per condividere i rimorsi, qualche boccone amaro…i segreti. Ed anche per ridere di gusto, mangiando e bevendo (Ci sedemmo a tavola mandando al diavolo le malinconie, e l’ottima e abbondante spaghettata contribuì non poco a distendere l’atmosfera. Ci ingozzammo di pasta piccante scolandoci il Lambrusco e alla fine, a mo’ di dessert, spalmammo la Nutella su fette di pane abbrustolito). Le onde, il ticchettare dell’orologio, lo scalpicciare dei passi sul selciato, le confidenze, le notti gelide, la musica (mare, mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via) scandiscono i tempi narrativi.

Grazia Verasani

Grazia Verasani

C’è ironia in questo libro, le atmosfere ricordano quelle di Marcela Serrano, l’autrice cilena proposta in Italia da Feltrinelli (È vero, erano passati dieci anni ed eravamo ancora lì, tutte e quattro, sempre noi quattro. Più grandi, più vecchie, più ferite, più sagge. E il lago, a farci da testimone. Di cosa? Non lo so… Di tutto. Racconti, discussioni, lacrime, risa. Chiusure). Ma non ci sono solo le donne nel romanzo della Verasani. Ci sono i bellocci, i tipi blasé e alquanto instabili, soppiantati da partner più rassicuranti. Ci sono gli immancabili stronzi. E i desideri, le insicurezze, mezza esistenza, la bellezza (proverbiale) delle piccole cose. C’è un’idea precisa del femminile, dell’essere donna.  Un’opera piena di consapevolezze e di incanto. Vedrete, vi piacerà.

cover (1)

Mare d’inverno, Grazia Verasani, Giunti editore

 

Intorno ai grafici della Panicucci e della D’Urso.

(…)Eppur la sua leggerezza (della D’Urso), o anche le sue smorfie di disapprovazione – sarà una specie di tristezza civica senz’altro – inducono stoltamente lo spettatore a ingiusti parallelismi. Parallelismi sbagliati,  Barbara D’Urso uguale paesaggio da emoticon. No, non sta bene, non è così, neanche per estensione. I grafici continuano, ogni mattina, con Federica Panicucci, anche lei come la D’Urso, cerca di capire sempre qualcosa e chiede il collegamento con una tale Dalle Palle (è un cognome, tutto qui). Deve cercare di capire. Rielenca gli uomini, uno per uno; usa con devota titubanza il sostantivo aggettivato più prossimo al significato di “amante”. Elenco, freccette, professione, età. Non è una slide. Ma chi è la morta? Che domanda. Ed è una risposta tutto sommato.  C’è persino un signore avanti con gli anni. E’ nella lista, attenzione. Gli autori qui forse trepideranno in gran segreto, chi può dirlo, questa è la parte più delicata, quella che c’è da giurarci farà inorridire l’Italia intera di buon mattino (evvai). Anzi no, perché è la D’Urso per prima ad aver lanciato la notiziona, ed era pomeriggio. Un grafico pomeridiano. Uh. Però Federica, quanto giovanilismo, quanti sorrisi, giusto: trattare confidenzialmente tutto, finanche l’abominio. Non sottrarsi al gusto di mandare il collegamento come se fosse un jingle. Vocina adolescenziale. Dobbiamo capire, dici. Genialità. Infatti sorride Federica Panicucci, parla di morti eppur sembra che discetti di ammorbidenti al pino bianco. Quanto giovanilismo, neanche fossimo a Radio Dj.

L’originale per intero nell’edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano (“Panicucci e D’Urso: la morta e i suoi amanti, che passione” pag.17 – venerdì 21 novembre 2014)

sul breve soggiorno romano: la chiesa della Divina Misericordia e indizi di eternità

Sono partita un lunedì mattina che non stavo molto bene. Tanto per cambiare. Sarebbe stato un giorno definitivo nella mia testa, una di quelle cose che ti possono cambiare la vita. E non importa se casomai non accade, importa pensarlo, ecco tutto. Così avrei presentato il mio libro a Roma, con il direttore de il Fatto Quotidiano, cioè Antonio Padellaro, e Elisabetta Ambrosi. Ma su certe trepidazioni occorre che ci torni, non sono sicura se in questo post. Comunque sono arrivata viva a quel pomeriggio, ho stretto la mano al direttore e non ricordo altro, ho sorriso – credo – a Elisabetta. Ricordo il modo semplice (forse paterno, non posso dire con certezza) del direttore, il suo (Suo!) grazie alla fine; la bellezza di Elisabetta, ma devo tornarci presumo con altri dettagli. Volevo piuttosto riferirvi di alcuni prodigi sulla mia strada, che si compiono di solito, e io li aspetto di solito.

Mi ero ripromessa di visitare la chiesa della Divina Misericordia, in via dei Penitenzieri, la chiesa di Santo Spirito in Sassia, proprio dietro San Pietro. Sono devota al culto della Divina Misericordia (o perlomeno cerco, quasi ogni pomeriggio, di recitarla, su un canale tv). Così mi ero ripromessa qualche tempo fa che qualora fossi tornata a Roma (ma a Roma si torna sempre) sarei andata in quella chiesa e avrei finalmente visto il bellissimo volto di Gesù, fedelmente riprodotto dentro una enorme tela, così come Egli è apparso a Suor Faustina Kowalska, a Plock, nel 1931. il Volto dell'Amore[1] La sera, dopo la presentazione, dopo che vidi tutti andar via e anche il direttore che non avevo fatto a tempo a ringraziare, ero veramente depressa. Mi succede sempre, dopo ogni presentazione, uno svuotamento terribile, un down che comincio a temere perché è ingovernabile. Anche quella sera è accaduto. Volevo ripartire subito, avevo voglia di piangere, tutte le solite cose che mi accadono dopo ogni prestazione emotiva. Fuori la libreria, l’Ibs di via Nazionale, guardavo verso la strada, non pensavo alla promessa, alla chiesa di via dei Penitenzieri, a quel che dovevo fare. Per mesi e mesi recitando quando ho potuto le preghiere della Divina Misericordia, in tv, mi colpiva spesso il viso di una giovanissima, una ragazza seduta sul banco della prima fila. E mi ha sempre colpito lei e lei in special modo avevo in testa, non saprei dire la ragione. E proprio quella sera, la sera in cui volevo ripartire, e tutto mi sembrava buio e pauroso, malgrado le luci e la vita di fretta di una grande città, la stessa ragazza seduta sul banco della prima fila, ogni pomeriggio, nella recita della Coroncina, proprio lei mi è comparsa davanti. Quanti milioni di abitanti fa Roma? Quanto tempismo in questo incontro, mentre tutto cedeva ed ero così presa dal pianto e da una terribile solitudine. Eppur mi è comparsa lei, a ricordarmi la promessa. L’indomani ho trascorso quasi tutto il giorno a San Pietro, ovviamente la prima tappa è stata la chiesa di Santo Spirito, la Chiesa della Divina Misericordia. Sono arrivata davanti al sagrato, pensando: eccomi. Ce l’ho fatta. Sono entrata e ho pregato. Ce l’avevo fatta, ho mantenuto la promessa e riposato sulle panche guardando la tela di Gesù, così come Egli è comparso a suor Faustina Kowalska.