sui fatti di Santa Croce: la sollevazione popolare per una causa sbagliata

Le nostre paure  saranno il nostro infame destino. E’ davvero estenuante commentare singolarmente ogni invettiva, quando è moderata, quando non è un insulto, una minaccia. Il  consigliere tal de tali ha già inoltrato al sindaco del paese di Santa Croce Camerina la proposta pressante di costituirsi parte civile contro la mia persona. Un certo circolo mi pare, a quel che ho letto, sta organizzando una petizione, una raccolta di firme, per ottenere non so quali severi provvedimenti dai miei direttori. Un sindacalista scrive il suo pezzo criptico, non pronunciando mai il mio nome apertamente, e tuttavia auspicando il “mio licenziamento” a contorno della vicenda. Un sindacalista, ba. Mi spiace, non posso ritrattare o raccontare i fatti per compiacere. E’ una sollevazione popolare per una causa sbagliata, direi alla comunità: sollevatevi, però per questo stigma che è il nostro infame destino, le nostre paure lo sono. Non siete stanchi? Come chiesi a quel vecchio: non è stanco di questo silenzio? Non siete stanchi voi? Io sì, terribilmente stanca, e ogni energia, ogni entusiasmo è una depressione sulla terra dura, primitiva e violenta, non per questo meno intensa, bella da togliere il respiro. Eppure non trovo perdono. Ho raccontato quel pezzo di paese, come si è dimostrato, in quel lasso di tempo, parlo di un sistema, un linguaggio, fatto di codici, di reticenza (qualcosa di tribale sì, per estensione, capite cosa significa?), questo è stato. Sono andata via irritata da tutto ciò, partecipazione civile: ecco è la nostra dannazione siciliana. Non sappiamo come esplicarla, le nostre paure sono il nostro infame destino. Il meglio di voi – comunità di Santa Croce – casomai non c’era, vi ho cercato, la gente si chiudeva dentro. Qualcuno mi ha persino irriso, uomini perlopiù, sono una persona discreta, empatica col dolore degli altri (non l’ho sentito quel giorno), non sono andata sotto casa della famiglia, dovevo raccontare, proprio così. Solo dei ragazzini dentro una sala giochi mi hanno indicato la strada (immigrati, di seconda generazione, non dovevano temere, cosa poi?), gli altri no, molti negavano di essere del paese, dicevano di non sapere, di non conoscere. Sono entrata a scuola, ho girato, girato, girato. Quei vecchi li ho descritti con amore, malgrado non lo abbiate inteso così, comunità di Santa Croce. Quegli anziani davanti al bar, antichi trapassati, sono figli di una Sicilia primitiva (non meno intensa, bella, feroce) che non ha incontrato una Sicilia libera veramente. Non c’era. Non vi ho trovato. Spero che questo basti, ma presumo che non basterà. Per essere migliori, bisogna meritarselo.

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2 thoughts on “sui fatti di Santa Croce: la sollevazione popolare per una causa sbagliata

  1. Maurizio

    Mi limito solo ad un “copia e incolla” da un mio commento sul suo Profilo FB… anche noi siamo “estenuati” dal difenderci da un attacco mediatico senza precedenti:

    Cara Signora, come avrà avuto modo di constatare dai posts che Le hanno scritto, i Camarinensi non appaiono poi così dal “linguaggio primitivo, da codice d’onore” o addirittura “tribale”. In ogni caso Lei non ha nulla da “ritrattare o raccontare i fatti per compiacere”… ha già “fantasticato” abbastanza e ha ben compiaciuto la “sua” persona e chi, morbosamente, ha seguito e segue questa tragedia… il “catino di graniglia” o il “cortile di ciotoli” sono solo frutto di una fervida mente protesa ad altro che non la verità, qui a S. Croce, tutto questo non esiste più da decenni… così come gli “ex operai di fabbrica in Germania” (praticamente non ne esistono!!!) e le ” strade simili a carraie che scivolano in STRAPIOMBI verso P. Secca” (ai suoi paladini dico che S Croce è sita su una degradante collina a 80 mt. sul mare e NON ESISTONO “strapiombi” nè verso il mare, nè verso gli Iblei)… e la “Piazza di Via Vittorio Emanuele” è semplicemente la “Piazza V. Emanuele” (non esistono Vie con questo nome che si “allargano” in una “piazza”). Insomma, gentile Signora, mi permetto di “sospettare” che Lei, in questo piccolo Paradiso siciliano, come qualche VERO giornalista e commentatore hanno attestato, non c’è mai stata, sfruttando questo dramma solo a suo uso e consumo. Non le sfuggirà, infine, che il termine usato nei suoi confronti da qualche commentatore (deprecabile certamente) apparterrebbe, secondo la sua teoria, a quel linguaggio “tribale” di cui parla e il cui significato non è, di certo, quello letterale.

    Ha ragione, cara Signora: Per essere migliori, bisogna meritarselo.

    1. veronica tomassini Post author

      riuscite a offendevi per un catino di graniglia che ho visto dentro un meraviglioso cortiletto. o per quelle brevi discese sotto cui si intuisce il mare o le serre. vi siete offesi per i boschetti di carrubi o per strade simili a carraie (per estensione, cioè strade ardimentose, strette, irregolari talvolta). ma che vi devo dire? la piazza Vittorio Emanuele, dove c’è il bar, il tabacchi, bianca linda, con i cestini ordinati in legno. e voi vi offendete invece che prendere le distanze da quella assurda chiusura che ho incontrato e dimostrare il contrario. e non avete letto a distanza di qualche giorno dal mio articolo, quello di un altro scrittore siciliano, lui è catanese, meno male che non lo avete letto. tanti saluti.

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