Lezioni di grazia nel nuovo romanzo di Chicca Gagliardo

di Marina Bisogno

“Nel nostro sangue scorrono brani di libri. Siamo tutte le vite dei personaggi che abbiamo amato”. Fulminante, vero? Questa frase – che potrebbe rappresentare il manifesto di tutti i lettori – è di Chicca Gagliardo, giornalista, curatrice di alcuni testi di Alda Merini, blogger (ha ideato Ho un libro in testa, portale letterario tra i più influenti secondo l’Associazione italiana editori) e scrittrice. È in libreria il suo “Il poeta dell’aria. cover (2)Romanzo in 33 lezioni di volo” (Hacca editore), vero e proprio compendio, intenso e raffinato, sull’ispirazione, la scrittura, la vita. La voce è del poeta dell’aria, seduto su un cornicione ad osservare le persone, le cose, le correnti. Si rivolge agli uomini e alle donne più coraggiosi, pronti a decollare, ma non prima di aver abbandonato inutili zavorre per fare espandere l’anima. Il libro sta incuriosendo, ed abbaglia tanto è chiaro, diretto, vero.

Chicca, il suo personaggio dice: «scrivo perché voglio insegnarti l’arte del volo, la consistenza del vuoto e dell’invisibile. La poetica dell’aria».  Ci racconta la genesi di questa ricerca? C’è una necessità espressiva o narrativa alla base?

Il poeta dell’aria è arrivato mentre camminavo per strada. Era novembre, cielo chiaro, sole. Ma per me era una giornata buia, mi sentivo oppressa da una forza di gravità schiacciante. All’improvviso, una voce. E mi sono trovata seduta su un cornicione – il potere delle storie – accanto a un personaggio di cui però non riuscivo a vedere ancora nulla. Avevo in mano un filo d’aria, niente. Mi sono imposta di attendere con pazienza che la trama si formasse. Di andare fino in fondo. A poco a poco il paesaggio dell’aria si è mostrato, l’invisibile è diventato visibile.

Chi è il poeta dell’aria?

Un uomo che scrive su un quaderno, appollaiato sul cornicione del palazzo più alto che si trova nella piazza di una città qualsiasi. È uno dei due protagonisti della storia. L’altro protagonista è il Lettore, invitato a sedersi al suo fianco sul cornicione per osservare il vento, il velo delle nuvole, per cogliere il significato segreto della vertigine, per scoprire il proprio senso del volo poetico. Il poeta dell’aria è un romanzo che viene composto insieme da chi scrive e da chi legge. Al centro del libro c’è la potenza della lettura e della scrittura. Volando si scrive nel cielo con tutto il corpo.

E il perfetto Volatore?

Chi con un salto, un colpo di reni, un’apertura delle braccia decide di liberarsi delle finte leggi di necessità. Che non significa fuggire dalla realtà. Al contrario, significa attraversarla nel profondo, vederla realmente.

Imparare a volare vuol dire aprire gli occhi, spalancare l’anima, scrivere, respirare poesia.  Le 33 lezioni di volo sono anche filosofie di vita?

Tutta la storia è attraversata dalle voci di filosofi e poeti, nelle pagine risuonano le parole di María Zambrano, Simone Weil, Lucrezio, Gaston Bachelard, Anassimene, Cristina Campo, Marina Cvetaeva, Emily Dickinson. Appare anche il guizzo di artisti come Marc Chagall e Yves Klein, il filo da funambolo di Philippe Petit. L’occhio di Bruno Munari che si diverte a mostrare l’aria lanciando pezzettini di carta dall’alto di una torre.

Poteva scegliere tra diversi toni e linguaggi.  Ha optato per la semplicità sopraffina, lasciando spazio, qua e là tra le pagine, alla grande poesia di tutti i tempi. Quanto ci ha messo per trovare “la voce” della storia?

Il lavoro di tessitura della trama è durato tre anni, ho scritto e riscritto fino all’ultimo per tirare fuori ogni filo e farlo risuonare. Volevo che diventasse una trama cangiante, una storia che continua ad assumere sensi diversi a seconda del respiro e dello sguardo del lettore. Una volta arrivati in fondo, al punto finale, si può riaprire il libro a caso e trovare altri significati nascosti che prima non si vedevano.

Cosa sa il poeta dell’aria che gli altri ignorano?

Nulla. Tutti sappiamo già tutto. Sono pochissime le cose davvero importanti da sapere, talmente evidenti che non riusciamo a guardarle. E così ci cadono dalle mani.

Che cos’è il silenzio per il suo personaggio?

Una visione, nel suo diario che tiene appoggiato sulle ginocchia magre scrive: «Il silenzio si sente con gli occhi. Quando c’è quel silenzio denso, raro, il Vento si ferma. I Volatori si posano per osservare l’immobilità delle onde sonore. Sull’aria nessuna increspatura. La superficie appare liscia come lo spazio bianco di una pagina». Nel bianco ci sono tutti i colori. Nel silenzio bianco affiorano le voci dei poeti che hanno attraversato il tempo.

Come si fa a dare voce alla bellezza?

Creando un vuoto dentro di sé, che è il silenzio bianco. Attendendo, ascoltando.

La poesia per lei è…?

Un atto di coraggio. Il poeta dell’aria scrive che sono poeti tutte le donne e tutti gli uomini «che ostinatamente hanno cercato di guardare oltre il confine delle apparenze per sfiorare il mistero, l’inesprimibile, con mani generose, mani lievi. Hanno guardato la bellezza e non ne sono fuggiti».

In questo periodo è impegnata in diverse presentazioni, tra librerie e manifestazioni culturali. Quando e dove i prossimi appuntamenti?

Sì, dopo il Festivaletteratura di Mantova, dove c’è stata l’anteprima, ho fatto tanti incontri, non presentazioni in senso classico, ma letture, proiezioni, racconti, parlo dei libri che mi hanno portata al Poeta dell’aria, i libri nascono dai libri e portano in altri libri. Il 18 dicembre sarò a Vigevano (libreria Le notti bianche), il 19 dicembre a Parma (Palazzo Pigorini), ci sono già diverse date e città per il 2015, vedremo dove il vento ci spingerà. Mi piace finire gli incontri con le parole di Emily Dickinson: «Se riuscirai a essere un poeta, grida di gioia, perché nessuno potrà più prenderti».

Marina Bisogno è giornalista pubblicista. Lavora nel campo della comunicazione e delle relazioni pubbliche, ha collaborato per anni con la pagina culturale del Corriere Nazionale, ha scritto per il Mattino e la Repubblica di Napoli. Se non legge, scrive. Recensisce libri per Satisfiction e ha ideato, insieme a Marco Melillo e Francesco Bove, il blog  C’è vita su Marte. Suoi racconti sono on line su Unonove.

Marina Bisogno è giornalista pubblicista. Lavora nel campo della comunicazione e delle relazioni pubbliche, ha collaborato per anni con la pagina culturale del Corriere Nazionale, ha scritto per il Mattino e la Repubblica di Napoli. Se non legge, scrive. Recensisce libri per Satisfiction e ha ideato, insieme a Marco Melillo e Francesco Bove, il blog C’è vita su Marte. Suoi racconti sono on line su Unonove.

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