puoi scrivere senza dolore

Mi ha detto: non avrai più bisogno del dolore, sai? Puoi scrivere senza. Anzi, imparerai che a esser necessaria sarà l’ordinarietà, la routine. Un tot di ore dedicate al tuo romanzo. Senza dolore. Oh, sì. Annuivo, incantata. Lui vendeva milioni di copie, lui era tradotto. Io no. Però certo, quando scrivo il mio romanzo, il dolore è già passato. E’ quel che resta che mi serve. La lucidità, la spietatezza che ha vinto il fuoco. Ma poi quel fuoco ritorna, vedrete, continuerà a demolire. La mia condizione è stata questa. Cosa posso dire? Un giorno di tanti anni fa, sono morta in fondo come moglie, come donna (oh mamma, odio certe enfasi, perdonatemi), comunque sì sono morta come donna, allora sono nata come autrice. Non mi frega un accidenti, però. Sarà sempre questo il prezzo da pagare?  Non che lui stesse meglio. I suoi abissi inenarrabili. E chi poteva incontrare se non me? Cosa dovevo guarire stavolta o salvare? Nulla, nulla. E lui dice: non hai bisogno del dolore. Ma se la sua vita non è stata altro? E anche la mia. Lui dice: conosciamo solo questo modo di sopravvivere, scrivere. E’ vero. Non conosco altro. Scrivere e condividere, non conosco altro. Non so cosa sia altro. Tutto quel che mi manca è finito dentro un calanco spaventoso, dove degradano le mie omissioni, le mie preghiere. I miei desideri. Ma sono intrappolati, sono dentro un incantesimo. Nel frattempo ho già assunto la piccola compressa di felicità. Ogni mattina. Sto aspettando. La felicità. Quando arriva. Allora?

Little girl. I m lost little girl.

Infatti, quando ero felice non ho scritto una parola – una certa primavera, un certo amore, rapidissimo, eppur profondo come quello della ribelle Jo di Piccole Donne per il suo professore, calmo e maturo. My beloved. Mio amato.

Ogni scrittrice nella sua biografia avrà un amore epistolare con un grande nome, non so, un gigante? La mio biografia è molto sentimentale. Ci sono un sacco di tragedie. Amori tristissimi, avventurosi, tutti finiti male. Ci sono sanatori, e retrovie di stazioni e paesi lontanissimi. E uomini che parlano sempre un’altra lingua. Malati di qualcosa, dipendenti da qualcosa. E tutti provengono dalla medesima area geografica. E tutti con un terribile segreto, un terribile passato. Lutti paurosi che pretendono perdono misericordia. Io che non riesco a consolare, io che aspetto ancora la mia parte in questo breve viaggio. I m lost little girl. La piccola compressa agisce lentamente, credo. Aumenteranno il dosaggio, se occorrerà. Io scrivo nel frattempo. Ogni tanto asciugo gli occhi e vi racconto tutto, e tutto voi sapete di me. Tutto sarà pubblico, è una scelta di chi scrive, voglio dire è la mia scelta. Tempo fa, un signore, un mio lettore immagino, mi ha allontanato inorridito, non riusciva a seguire i miei post deliranti, o l’impudicizia nel raccontare le mie debolezze. Oggi vorrei spiegare a quel signore: signore, guardi, a me interessa l’uomo nel momento della caduta. Può capire cosa intendo? Non tema la sua miseria, non esiste un uomo che lo sia meno, che non lo sia misero e meschino. Perché – guardi signore – nella nostra debolezza, dimora l’Eterno.

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

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