le verità

Le cose succedono forse per confermare verità di cui non mi frega più nulla. Ma ogni affermazione, in questo momento della mia vita, perde rapidamente di credibilità. Dunque non abbiate fiducia nemmeno in quel che scrivo. So anche che, tra voi, lettori che mi seguite qui dentro, c’è chi probabilmente sta cercando una qualche verità, su fatti che però non mi appartengono più. Vorrei rassicurare costei: questo è il posto sbagliato. E sulla verità: chiamo lui. Lui mi dice, se è ubriaco, che avevo ragione un tempo quando scrivevo a lapide di quel libricino anonimo dedicato: non ci sarà niente dopo di te. Ma lo dice perché è solo ed è ubriaco. Chiedo a lui, a lui, che una volta avrebbe tagliato la gola all’altro e a me, se solo avesse saputo, sì dico a lui: come si fa ad uscirne fuori? Come faccio a dimenticare? Non so come fare ad uscirmene. Non credo a quel che dico, al coraggio che ho nel raccontargli. Però non fa nessuna scenata. Ma certo, tra noi sono passate ere glaciali, tra noi non si sa più che cosa è restato di quella società di mutuo soccorso. Lo era diventata negli ultimi tempi. Soltanto mi era rimasto il medesimo assillo: perché te ne sei andato? Te ne sei andato veramente? Perché poi sei tornato, ma sei tornato perché ti avevano scalciato, l’altra lo aveva fatto, eri l’ennesimo aborto del quale prendermi cura. Perché te ne sei andato? La domanda che mi ha tormentato per anni. Tormentare è il peggiore, il più infame dei verbi. Soltanto che adesso non mi importa più di sapere. Ho dimenticato il dolore. Quello. Adesso ne provo un altro. Eppur senza volere, guadagno la certezza. Te ne sei andato per lei. Avresti fatto qualsiasi cosa per lei. Lei oggi non c’è più, mi dici.

Era Natale. E’ il leitmotiv di Sangue di cane. Quasi Natale. L’albero non era ancora finito. Il bambino ti aiutava con le decorazioni. Tu saresti partito la mattina dopo. Avevi preparato la valigia. Salutami tua madre, mi premurai a ricordarti. Eravamo in cucina. Tu mi hai abbracciata stretta. Ovviamente le lacrime rigavano le mie guance. Ma erano lacrime sospettose. Quelle lacrime sapevano già tutto. Io non volevo sapere invece. Dormivo male, tutta la notte, pensando a te con il quale avrei voluto invecchiare. Oggi non è più così. Oggi che ho incontrato quell’uomo, avrei fatto io sì qualsiasi cosa per lui. E’ inutile ribadire. Così insomma adesso so. Adesso che non mi importa più nulla. Comunque ho passato il resto del tempo a scrivere di te, quando sono emersa dall’abisso. Altro sostantivo infernale. Oggi però è tutto cambiato. Non mi è rimasto più nulla, non più tu, non più il nuovo amore. E’ passata la furia sopra di me.

Insegnatemi a sopravvivere voi che mi leggete da fuori. Io sto scrivendo per voi. Per me, non lo so. Ho bisogno di aiuto. Non so stare a questo mondo. Ho fatto un patto con la mia scrittura, vi ho già detto: ogni cosa vi svelerà. Senza più ritegno di me. Ma voi sapete che alla scrittura non importa il ritegno e tantomeno il pudore.

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