dai misek, passerà

La piccola compressa di felicità forse fa effetto la sera. Così dormo male. Cioè penso a tutte le meravigliose possibilità che la vita può ancora offrirmi. La mattina mi sveglio col pianto. Oscillazioni. Dai tempo, mi ha detto la psichiatra. Tre settimane, e il farmaco comincia a fare effetto. E sarò più forte e la mattina piangerò meno. Mia madre mi guarda e dice: eri così bella, e adesso invece. Mi guardo allo specchio. Sistemo i capelli, ripasso il rossetto color mattone, il solito. Ho le occhiaie. Non muoio, io sopravvivo. Non so come, ma anche stavolta, io sopravvivo.

Ieri ne ho parlato con lui. Non pensavo avessi il coraggio, la sua gelosia una volta era spaventosa, era capace di ammazzarmi. Ma no, non lo avrebbe fatto. Mi consola, come un fratello. Ma dai, su, passerà dice. Avevi bisogno di essere amata. Ti aiuto io, ripete. Da qui posso fare poco, ma ti aiuto. Un po’ mi commuovo. Mi aiuta lui. Un fratello, non so. Io piango, lui continua: su misek, su, passa misek. E’ il tuo disturbo, dice. Me lo aveva detto, esploderà un giorno, dovevi curarti prima, dice. I miei piagnistei. Sono una ragazzina. Lui dice che mi ama, sei la madre di mio figlio. A me non basta per far passare il dolore. Aggiunge: ti amava? Sì? E allora adesso perché piangi, dov’è lui? Cerca di calmarmi. E un po’ mi calma. Sei bella misek, tu lo sai, ne troverai altri, se non vuoi me. Lui vive come può. Adesso sta meglio, non beve da qualche giorno. Lui dice che in fondo anche io posso considerarmi in una dipendenza. Devi guarire. Non è facile. Lui si sbatte ogni giorno, a Milano. Avrà quella donna, ma sì certo che l’avrà. Però mi consolerà ogni giorno, mi promette. Ti aiuto e ti chiamo ogni giorno per darti sollievo, ne abbiamo passate così tante, misek. Sì, ovvio. Io a vent’anni ero forte. Ero piena di fiducia più che altro, come ogni giovane donna. E sono stata fortunata anche, perché ho visto tanto, ho visto tutto.

Oggi sono riuscita persino a mangiare.

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