Veronìka!

Ho incontrato Marek. Lui mi ha visto. Da lontano, mi ha chiamato: Veronìka! Oh Marek, sono passati secoli, tu mi porti indietro di secoli. Non riesco nemmeno a pensarci a quella vita lì, quando trascinavo quell’uomo da una fogna all’altra, illusa di poterlo salvare. Ma forse sì, è stato salvato. Marek si avvicina, piange, ripete il mio nome. Dai Marek, su, Marek, dai. E’ ubriaco, lo so. Lui piange sempre quando mi vede, la commozione procurata dal vino e da quel che lui vede in me. E lui vede in me: un tempo. Mi abbraccia, piange sul mio collo, sento la puzza di vino, di strada, di tabacco. Non riesco a tradurre il tanfo preciso, che anche a me ricorda un tempo. Ha un giubbotto poggiato sulle spalle, non ha infilato le maniche, capisco subito perché: con le braccia tiene serrati da una parte e dall’altra due cartoni di vino, il peggiore credo, quello in buona offerta in qualche scomparto di un ard discount. Dice che è uscito di casa all’alba, ora sono le due del pomeriggio. Avrà bevuto tutto il tempo. Piange ancora, si lamenta che l’ultima donna lo ha mollato, che è solo. E così via. Mi chiede del mio ex. Dico: è a Milano, ha la sua vita. Non beve. Dico. E neanche tu devi, ripeto annoiata, con una gran tristezza nel cuore, il desiderio di essere seppellita dal mio tedio, sparire e basta. Lo lascio lì, provo pena a tratti, ma sono io a star peggio, perché sono lucida, e devo sopportare tutto, senza ottenebramento. Sopportare.

Allora penso di nuovo all’altro. S. Non eravamo felici? Perché hai rovinato tutto? So che devo cambiare aria. Ieri l’ho confidato al mio amico scrittore. Lui mi chiede: come stai? Come sto. Lui dice: ma non sappiamo, potrebbe essere uno psicopatico. Niente mi consola. Nessuna esortazione è utile, quando precipito, vi ho già detto. Questi sono post terapeutici. Ho fatto una scelta: forse ho rinunciato al mio amor proprio. Per chi l’ho fatto? Per la scrittura? Per me?

Perché sono finita qui?

Perdonate questo riferirvi continuo dei miei deserti. Non riesco a fare altro che questo. Raccontare i miei deserti.

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