amor proprio

Scrivere ed evitare di coprirsi di ridicolo. Sarò mai capace? Di colpo capisco quanto sono scoperta in queste settimane. Quanto i miei post insidiano il mio amor proprio. Torno a citare questa stupida forma di autodeterminazione: amor proprio. Ne ho avuto mai? Mi sento di consolarvi affermando: no no, mai.

Mi commuovo facilmente. Sono una manipolatrice. La mia debolezza mi rende tale. Lo ammetto. Me lo ha detto anche lo scrittore. Mi sono incazzata moltissimo, poi di colpo ancora una rivelazione, mentre corro in pineta: sì, sono una manipolatrice. E sono incapace di empatie varie ed eventuali. Salvo una monopassione pedante e fedele nei secoli. Quando capita e quando capita di solito ne esco malissimo. L’immagine che affiora di me mi piace sempre meno. Progetto il cambiamento. Dico alla mia psichiatra, a mia madre, a chiunque si trovi davanti la mia desolazione: se rimango qui, muoio. Mi calmo la sera, momento in cui tutto sembra possibile, persino sperare. E così fatico ad addormentarmi. Mi commuovo, ma piango pochissimo. Piangere però mi serviva, alla fine dormivo almeno. Comunque dormo anche adesso, con regolarità, evito di indugiarvi potrei svegliarmi tra un decennio. Sono controllata affettivamente, non sento nulla, non provo dolore. Del dolore è rimasta l’ombra. Sotto quell’ombra qualche volta riposo.

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