ossessioni

Sulle ossessioni. Sono il regista che gira sempre lo stesso film. Lo scrivo in replica ad un post della scrittrice e sceneggiatrice romana Teresa Ciabatti. Niente di nuovo. Soltanto una noiosa reiterazione di un fatto. Scrivo sempre la stessa storia. Inquadro sempre la stessa scena, tutto sommato. Teresa ammette che scriverà un romanzo in cui – traduco a modo mio – arriverà al punto, metterà a posto le cose.

Ogni volta che si scrive ci si illude di rimettere a posto qualcosa, nel nostro caotico procedere, in quel mondo che ci ha tradito o mollato, ma che ci insegue, ci sveglia la notte, ci tormenta a tratti o sempre o talvolta. E quanti avverbi uso per dire che il mio mondo in fondo era breve marginale, scaraventato in un angolo, al buio. L’ho illuminato. L’ho chiamato abbandono. Il mio mondo-abbandono.

C’è di solito un uomo. Il personaggio principale, per molti anni è stato il mio primo marito (come se ne avessi avuti altri, ridicola, nda). C’è di solito una qualche forma di abiezione, una dipendenza, una miseria che incombe, il dramma e l’innocenza, lei che palpita e balbetta alla fine, mortificata. Lei alla fine che rimane sola. E’ la verità. C’è un abbandono di mezzo, di solito, una cucina, un asse da stiro, una camicia. Negli anni si aggiungono dettagli, c’è un sanatorio, un letto di malato, una stazione, un dormitorio.

Eppur provo sempre a raccontare la mia vita. E la mia vita nella vita vera procura sconcerto. I miei interlocutori, estranei di norma (i più attenti), inorridiscono o scuotono la testa con rassegnazione. La mia vita vera, avventurosa e meschina.

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One thought on “ossessioni

  1. melaniaceccarelli

    si scrive sempre lo stesso romanzo…hai ragione…non so se con un romanzo si possano mettere a posto le cose, però, se ci pensi, tutto il lavorìo di elaborazione che richiede un romanzo, il tempo e la pazienza infinita, magari servono a qualcosa – non fosse altro un’aumentata consapevolezza. Forse.

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