E’ uno scrittore, bellezza

Ieri, metto tutto nel sacchetto. Ho appena pagato, in cassa. Gli altri mi guardano, mi sento osservata. Non è vero. Il mondo se ne frega di noi. Di me. Mi accorgo di aver comprato soltanto cioccolata, merendine, marmellate. La dicono lunga sul mio stato affettivo. Sono over. Over, diceva lui, S.

Stava male, aveva i suoi mostri. E chi non ne ha, my beloved. Li abbiamo tutti, sai? S. correva. Correva per dimenticare, diceva, fino a superare una soglia, oltre la quale perdeva consistenza la fatica, e il resto anche. Mi raccomandava di fare lo stesso. Quanto hai corso oggi? Ma io corro appena, cinquanta metri e ho il fiatone, poi ricomincio. Le mia gambe fragili si sono irrobustite. Corro. Prima riuscivo a pregare. Dio. Non sempre sono concentrata. E’ un problema.

Partenze. Roma. Milano. E così via. Adesso mi contraddistingue la confusione. Ogni tanto adotto un verbo, questo è il momento di: contraddistinguere. Lo uso spesso, noto. Non ho chiarezza, no. I miei rapporti affettivi precedenti sono ambigui. Non capisco nemmeno lui, il mio ex marito. Non devo farmi troppe domande. Lui pensa che il mio problema risale a un abbandono primordiale. E io rifletto tra me: tu non sei stato da meno, non hai sconfessato l’assunto. Continuo invece a farmi domande sbagliate. Cosa sono stata per lui? Non ricordo qualcuno che abbia usato tali parole d’amore per me come quel russo. E’ uno scrittore, bellezza. Anch’io lo sono. E allora? Cosa sono stata per lui?

In definitiva non ho nessuno uomo per il quale sono il primo e l’ultimo dei pensieri. E non ne sono sicura. Adesso sono in loop con questa storia del “primo e l’ultimo dei pensieri”. Mio marito, il mio ex marito, dice: non esserne certa.

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