come una bambina

Stamattina mi sveglio più o meno in lacrime. Colpa dei sogni. Come posso dire, sono sostenuta, malgrado le lacrime, non sono spossata, piango eppur con distanza. Mia madre chiede: stai di nuovo male? La rassicuro. Sto male, ma niente a che vedere con i primi giorni. Sono in piedi, preparo il caffè. In queste settimane difficili, parlare con mia madre, o sentire l’abbraccio di mio padre, le sue risate forti e sicure, l’attenzione materna di mia sorella, tutto ciò è stato decisivo. Ho persino un bel ricordo di un anno in down. Ho cercato consolazione come una bambina, e sono stata consolata come una bambina. Anche dal mio ex marito. Con quale dolcezza mi parlava al telefono. Lui vive a Milano. Nei post tornano in fondo le stesse cose. La vita stessa è ricorsività. Sergei. Torna anche lui. L’idea di un uomo come Sergei. Io non conosco Sergei veramente. Ci siamo solo scritti. Conosco la sua voce, ho visto alcune foto, un paio di video in cui lui parla a una platea di studenti, durante un premio. Mio padre ieri mi dice: ma proprio uno dalla Siberia dovevi prenderti? Vuole sollevarmi, dare il giusto peso alle cose. Peso minimo. Sei proprio una scrittrice, dice mio padre.

Sergei non vive in Siberia. Vive in Germania. E’ sposato. Non lo sapevo, tutto qui. Non una volta, tre volte. Lasciamo perdere. Sono una donna molto fortunata nelle faccende sentimentali. Così il mio ex marito mi ha detto: vuoi rovinare la sua famiglia? Io? No no. Io non sapevo che lui fosse sposato, non mi aveva avvertito. L’ho scoperto quando oramai era troppo tardi. Troppo tardi per cosa, chiede mio marito. Per tornare indietro ovvio.

Non ho rovinato nessuna famiglia. La mia allora è stata rovinata. Una donna è entrata nella mia piccola chiesa e l’ha distrutta. Ha distrutto il tempio. Non mi fa più male. Sono forse ancora arrabbiata. Non riesco a perdonare. In teoria è molto più facile.

Concludo chiedendovi: voi che mi leggete, scrivetemi qualcosa. Fatemi sapere che ci siete.

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