Lo Studio Tre di Cinecittà

Roma ci accoglie con la solita vitalità caciarona. C’è persino il sole, si annuncia appena, ma basta a convincermi che non si smette di ricominciare, con il medesimo innocente entusiasmo. Marco Travaglio lo rivedremo a Servizio Pubblico, il giovedì seguente. L’appuntamento è fissato intorno alle venti. Gli studios sono quelli di Cinecittà, Marco mi scrive tutto su un biglietto così da non dimenticare: via Lamaro. Studio Tre. servizio pubblico studio tre Patrick è abbastanza motivato, bisogna che lo trascini continuamente. Ma come si dice, a scanso di equivoci: è l’eta. Già, si fosse ispirato a lui Michele Serra? No, mio figlio è molto molto meglio. Ci fermiamo in un centro commerciale. Patrick mangia il suo amatissimo hamburger. Non fa così freddo. Mancano un quarto alle otto: Marco lo aspettiamo in una specie di anticamera dove si svolge un abbondante buffet. Il pubblico intanto è stato già sistemato o sta entrando lentamente. Gli operai organizzano le ultime cose, entra Sandro Ruotolo, noto un paio di attori che poi in trasmissione leggeranno alcune intercettazioni tra imprenditori (l’argomento sono le dimissioni del ministro Lupi). Entra Antonio Di Pietro, Chicco Testa, Roberto Formigoni. Ci sarà Marco Lillo, seduto accanto a Marco. Finalmente ecco Marco. Andiamo con lui, saliamo al piano di sopra, c’è un’assistente con noi. Marco chiede del nostro soggiorno, saluta Patrick allegramente. Mentre lui si prepara per la diretta, noi andremo in studio. Sistemati nelle prime file. Penso che quello è il mondo dove succedono le cose. Il mondo che avrei desiderato abitare. Ho realizzato almeno tre desideri in questa breve vacanza romana. Che sarà soltanto un preludio a quel che deve ancora accadere. Durante le pause, non mi muovo dal mio scranno. Di Pietro rimane in studio, qualcuno va fuori a fumare, anche Marco. Sparisce mio figlio, non entra in tempo e riprendendo la diretta al suo posto ritrovo l’assistente di studio. Impreco qualcosa: se ti prendo, penso, riferendomi a Patrick che immagino in corridoio incollato al cellulare. Terza pausa: Patrick rientra. Il pubblico è in gran parte formato da studenti, tutti giovanissimi. in studioLo studio ha luci bellissime. Rosso caldo, blu, argento. Sto bene. Non mi manca nulla, non ricordo nulla della desolazione di certi giorni, delle ultime settimane. Sto bene finalmente. E non sono soltanto le terapie di farmaci ad aiutarmi, è la gentilezza ad aiutarmi, il bene che ricevo da molte persone. Ed è merito di Marco, anche, della sua amicizia. La puntata la chiude Vauro, come sempre. Ridiamo sulle vignette. Di Vauro ricorderò la simpatia e il buffetto sulla guancia quando lo incontro al piano di sopra. Al piano di sopra, appunto. Fine serata. Marco, Michele Santoro, Marco Lillo, Vauro. Non sono a disagio, cioè lo sono, eppur meno, sempre meno. Marco dice delle cose bellissime intorno alla mia scrittura, forse un po’ arrossisco, ma lui dice: tanto scrivi bene lo stesso. Patrick si raccomanda: mamma, per favore, stai calma, comportati bene. Più che altro ho parlato poco, così ho evitato prevedibili balbettamenti. Santoro scherza con Vauro, Vauro festeggerà il compleanno tra qualche giorno. Sono tutti molto rilassati, senz’altro un pochino stanchi. Anch’io lo sono tutto sommato. Salutiamo Marco, all’uscita dello Studio Tre. Mi spiace abbastanza. Tuttavia, penso già all’indomani, il giorno in cui rivedrò Gesù della Divina Misericordia,  nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, in via dei Penitenzieri, proprio dietro la Basilica di San Pietro.

(continua)

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