da chi tornare?

Sono tornata, dico. Appena scesa dall’aereo. Guardo mio figlio, quasi baldanzoso. Lui sì che sa da chi tornare. E io ricordo quella sensazione, la fretta di rivedere qualcuno, sentirsi a casa perché c’è qualcuno che ti aspetta. A me capita oramai soltanto il contrario, per sentirmi a casa, devo andarmene. Da chi puoi fuggire? E’ impossibile sottrarsi a sé. Lo leggevo ieri sera in un brano de Le Confessioni di Sant’Agostino. Soltanto sottraendosi all’amore di Dio cagioniamo il nostro male, fuggiamo veramente. Per il resto, il nostro sé (voi come lo chiamate: cuore? spirito? anima?) è dietro di noi, o avanti di noi o al fianco. Non troppo tuttavia. Non torno da nessuna parte, non ho un uomo che mi aspetta. Il punto è sempre lo stesso. Sarà la fase. La vanità, il tempo che passa. Sono una donna, ecco tutto, qualora lo avessi dimenticato.

Torno a casa, invece. Trovo i miei cari, mia sorella, mio nipote, i cagnolini affezionati, mi corrono incontro. Trovo il cielo plumbeo, stranissima luce per questa città che irrora abbagli di solito. Sono tornata, penso. E già vorrei ripartire. Dove? Provenza, Timbuctù, Marte.San Pietro sagrato Fa lo stesso. Dove posso dimenticare il tedio, casomai. Di tutto il resto ne parlerò ampiamente, circoncentricamente nei giorni, mesi, negli anni, nei secoli a venire. Parlerò dell’ultimo giorno a San Pietro quando guardavo la piazza, i piccioni tubare, il tramonto sulle guglie e altro ancora.

(continua)

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