La tenerezza di un ubriaco

Sono tornata al tempio. Trovo Marek seduto sulla panca, voglio evitarlo, tiro dritto, ma Marek mi vede, mi chiama. Mi viene incontro, piange, credo che il suo sia un pianto di commozione vera, Slawek dice che è un pianto da ubriaco. Ed è vero, Marek è ubriaco. Mi guarda con gli occhi pieni di lacrime, dice che ogni volta che mi vede il suo cuore diventa piccolo per la nostalgia. Mi abbraccia. Stringe, cerco di liberarmi. Lui tiene la mia mano, lo lascio fare, parlo con disagio, sù smettila Marek, non bere ti prego, le stesse cose che dicevo a Slawek. Ripeto senza convinzione, il mio destino è implorare qualcuno di smetterla di fare qualcosa o di non lasciarmi o di mollarmi. Implorare. Marek mi guarda con una tenerezza inaudita: ma come sei bella. Mi commuove la tenerezza di un ubriaco. Per un momento perdo la strada. Dove vado, cosa faccio qui? Non so come spiegarvi. Cosa sono adesso, adesso che non devo salvare più nessuno? Non ho fatto altro negli ultimi vent’anni. Presunzione. Marek mi abbraccia di nuovo, riesco a liberarmi, prometto di tornare. Non torno.

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