Signor Salvini: lei è Maria

Prometto a Salvini che se dovesse capitare di incontrarlo, che se venisse per uno dei suoi articolati e ragionevoli comizi, in questo sporco terminal, lurido Sud abitato da terroni mafiosi, io e Maria, ascolteremo pazienti, fino alla fine, ogni veemenza, ogni anatema, e dopo andremo da lui, lavandoci le manine prima, certo. Non saboteremo il suo piano di travaso leghista, i neofiti rimarranno tali e fedeli nei secoli. Promesso.

Direi: signor Salvini, le presento Maria. Maria è rom. E’ la mia guida spirituale, non ha le scuole come si dice, però legge, in italiano in romeno. Studia le Sacre Scritture, non ho mai udito una tale profondità teologica. Non ci rastrelli la prego. Non ci deporti, a Maria e a me per biunivoca corrispondenza. Dovrebbe rastrellarmi signor Salvini, altrimenti, a onor del vero. Io e Maria siamo un po’ amiche, non so come spiegarle: Maria quando mi vede dice che mi ama. Ed è l’esatta verità. Io amo lei e i suoi bambini, il suo sacrificio, la sua pazienza. Vorrei amarla, come Dio vuole perlomeno. Maria non ha mai rubato un cent. Non vuole nemmeno i miei miseri spicci, non vuole niente da me. Mi consola tutto al più. Dovrebbe vedere i suoi bambini. Ha mai conosciuto la tenerezza in questa terra? Ha mai conosciuto l’innocenza? Quella che non sa del male, pure avendo già sopportato la privazione. I bambini di Maria sono bambini come tutti, forse addirittura un po’ più speciali, perché non piangono se hanno freddo o fame. E spesso hanno freddo e fame. E lei adesso dirà: sì vabbé, retorica sinistroide, buonismo criminale. Guadagnerà applausi nazionalisti o acceriti rutti o acclamazioni pregne di insulti verso i barbari. Vuole ripulire il mondo signor Salvini, il suo karma era forse quello di un operatore ecologico inteso in senso morale, non si offenda. In senso morale, ok? Ieri mentre passeggiavamo io e Maria, tenendo per mano i suoi bambini, sentivo la gioia del dono che viene da lassù. Lei conosce la gioia del dono? Si è mai rilassato, un solo secondo?

Ho visto casa di Maria, Maria non vive in un campo. Ma vedendo quel basso orribile, con una montagna di spazzatura fuori la porta (regalo dei nostri, signor Salvini, italianissimi, razza pura), sarebbe meglio. I bambini giocavano, erano felici perché erano amati come si devono amare i bambini, tenevano la manina a me, a Maria, ed erano felici.

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