il vizio di tornare

Chi mi conosce più di voi? Nessuno. Vi ho raccontato tutto. Non riesco nemmeno a rileggere i post di questi mesi. Ma tanto non ricordo nulla, vi ho detto: di quel dolore è rimasta solo l’ombra. Non è tornata la felicità, sono tornata io però. Ho il vizio di tornare. Sono sempre più sola, ma certi messaggi privati mi si presentano come una specie di consolazione. Le adulazioni, gli improbabili innamoramenti, le vostre appassionate dichiarazioni (cioè di taluni) sono una finta compagnia, una lusinga che non mi serve se non all’istante. Giorni fa ho incontrato il mio primo capo servizio, un intellettuale sopra i ranghi, si chiama Gianni Bonina, mi ha detto: tu sei questa. Presumo si riferisse alla mia vita un pochino avventurosa, a tutti i guai in cui mi sono cacciata (ne è stato testimone anche lui, in fondo), la mia ingestibilità. Sergei non lo sogno mai, sembra che non sia mai esistito, invece è esistito. Lo ritengo un uomo crudele. Mi ha lasciato una gran paura nei confronti dell’amore che succede e non si cerca. Dopo di lui, mi sarà impossibile distinguere la menzogna dalla verità, niente di più sciocco. La mattina non ho difficoltà a mettere i piedi per terra, ricordo quando mia sorella mi esortava ad aprire la finestra subito, a guardare il cielo, e io pensavo che era troppo faticoso, io piangevo. Adesso sto meglio, non piango più, la distanza con le cose mi rende appena appena partecipe. Ho iniziato un ciclo di lezioni di danzaterapia nel centro che frequento e che mi segue (sono una da seguire io, e già). Nel giro di sedie iniziale che precede la lezione, mi è accanto una donna magra e ossuta molto simile a me (io sono più tonda tuttavia), lei dice: ho sempre un nodo in gola. Ecco allora ho pensato di colpo, guardando le altre ragazze sedute in cerchio: siamo quelle col nodo in gola.

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