Sognavamo quel palco, signor Costanzo (Il Fatto Q.)

“Così ieri l’altro, in tv, Massimo Lopez imita un po’di animali. Lo fa per Maurizio Costanzo. Imita un alano, Costanzo ride, il latrato di un alano è diverso da quello di un barboncino. Sorridono in platea, è il Costanzo Show, anche sul palco, che fai non ridi quando Lopez imita un alano? Ridi. Da casa un po’ meno. Stiamo riflettendo su un fatto piuttosto: è Lopez, cioè quello che potrebbe reggere un teatro e essere perfettamente The One Man Show. E invece: dai fai il verso di non so quale uccello, cos’era una civetta? Lopez, Lopez del trio, per il gaudio del conduttore. Eppure per  una strana specie di vergogna, noi di qua, da casa, non pensiamo un solo istante che Massimo Lopez abbia in quel preciso momento la funzione storica di una foca ammaestrata. In un ritorno storico. Lo abbiamo aspettato, il Maurizio Costanzo Show, ci perdevamo il sonno: generazioni di aspiranti talenti, aspiranti qualcosa, disposti a tutto per diventare bambini prodigio, riproduzioni fedeli di Shirley Temple, Melisse P. da sostituire al limite con una vocale o consonante a piacere, puntata certamente, anzi soltanto puntata. Neofite di diari di ninfomani, o di signorine Rottermeier, a scelta, quel che vuole Costanzo. Costanzo, agli ordini. Vuole una Melissa (che amiamo, comunque), una pianista con dodici dita? Presente.

Perché Costanzo è un abilissimo (e innocentissimo) ammaestratore. Deus ex machina di tutte le foche, le più eccellenti. Grazie Costanzo. Scrivevamo libri impubblicabili, brigate di scrittori ottusi, pur di farci notare da lei. Libri in cui, pur di farci notare da lei, facevamo sventrare le vecchiette, o pur di farci notare da lei, vendevamo a tutte le infamie il nostro albero genealogico. Farci notare da lei. Ad ogni modo, il Costanzo Show è tornato, coerente alle bestemmie di Sgarbi, ai figli di Sgarbi, ai figli di Mengacci, ai figli dei figli di Mengacci, a una giornalista (della quale ci sfugge il nome) che ha realizzato il suo sogno. Ma il suo sogno era troppo facile, era il sogno di tutti: salire su quel palco. Qualcuno avrebbe osato di più: noi generazioni di aspiranti qualcosa l’avremmo sparata grossa, una enormità, per farci notare. Tipo: salviamo i migranti, anzi peggio: non spariamo sui barconi (il mondo è cambiato nel frattempo). Buuuuuu.  Eccolo, il caso mediatico, l’obbrobrio, le parolacce le può sempre mettere Sgarbi. Noi finalmente al centro del palco, ignari confusi. Bé sì, insomma (urleremmo dal palco con insolenza): sì avete capito bene. Costanzo che ci invita ogni sera, ogni sera. Siamo il prodigio, scriveremo libri, venderemo 60 mila copie solo il giorno dopo. Anche se certuni dicono che 60 mila copie vale una poltrona da Fazio. Davvero? E noi andremo. Noi generazione di quelli che perdevano il sonno per vedersi Costanzo.Tutti i saputelli di Italia, ve li ricordate? Ci facevano sentire delle rape, andavano tutti lì dannazione. E comunque non retrocedete, siate coraggiosi, voi generazioni di aspiranti che perdevate il sonno: imparate ad imitare, riproducete, suoni della natura, suoni gutturali, meteorismi. E non dite: noi quelli che perdevamo il sonno per seguire Costanzo, noi oggi (come si dice) anche no”.

Il Fatto Quotidiano – “Sognavamo quel palco, ora si imitano gli animali” – 29 aprile 2015

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