Suddenly

Sono passati mesi. Sto meglio. Ho dimenticato, credo, perlomeno a tratti. Fino al punto di accettare cose nuove. Ma sono confusa, temo per la mia piccola pace conquistata con fatica. I farmaci che assumo ogni mattina devono ricordarmi tutti gli errori, ogni dettaglio di quegli errori. Eppure rischio di ricaderci, rischio di credere di nuovo a quell’uomo che dice di amarmi immediatamente, appena conosciuta. Suddenly. Mi sembra di diventar matta. Temo per la mia piccola pace. Ho soltanto bisogno di amare, più che di riceverlo l’amore (ne ho abbastanza). Amare. Questo però già accade, nella dimensione di una sorellanza con Maria, la mia cara Maria, una donna rom che mi sembra un regalo del cielo. Quanto la amo, come una sorella, come non mi capitava da tempo, come possono amarsi le amiche. E io di amiche ne ho avuto di solito molto poche. Quest’uomo giovane che mi scrive, dall’altra parte del mondo, dice di amarmi. E io sono molto arrabbiata. Potrei essere sua madre. Vorrei tirarlo per un braccio: amico, vuoi che ti racconti la storia con Sergei? Sai come è finita? Sono una donna e basta. Non sono stupida. Non credo a queste cose, mi amate, per una foto, per cosa? Sono proiezioni, va bene?

Allora sorrido. Penso è così giovane. E io mi sento Colette, Colette de La vagabonde.

Nel frattempo ho scoperto lei, questo tango:

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