L’inedito (ancora un estratto)

(…)Quel che riguardava Crystina era solo ignominia, terrore, miseria, molto più che per altri. Era lei stessa orrenda, deforme, era lei stessa tormento e indecenza, tormento dei visceri, consumati dal medesimo dolore che attanagliava te e tutti gli esuli. Gli spaesati. L’amico italiano era lo sfruttatore degli ultimi giorni, prima di finire cadavere in un podere. Il pomeriggio la vedevi inoltrarsi nei sentieri del parco, seguita da qualche povero vecchio con la fregola delle straniere. E i suoi clienti smaniosi ti facevano schifo, disprezzavi quel genere di uomini. Le tue puttane erano belle, valevano oro. Crystina era fango, non c’era altro di lei, dell’infermiera di Ostrowiec, la militante, nulla, solo ignominia. L’immagine di un popolo di parassiti, quell’ immagine, quell’idea russa radicata e odiata, era impressa nella carne di una donna sfatta dedita ai vizi. Ed eri tu a giudicare, ubriaco su una panca. Ubriaco cantavi, seduto sulla panca, la canzone di Jean Michel Jarre su Solidarnosc, cantavi Mury. Ridevi, ridevi. “On natchniony i młody był/ ich nie policzyłby nikt/ On dodawał pieśnią sił/ że blisko już św”. Mury: “ Era ispirato e giovane/ non li può contare nessuno /erano tanti /cantando guadagnava la forza/ cantava/ cantava che la polizia militare incombeva”. Cantavi  Mury, Mury era la canzone della rivolta, della piazza, della gente , di una recondita vittoria. Cantavi stringendo i pugni, e poi imprecavi: “cholera!”. A volte ti vergognavi di questa tua idea molto russa dei polacchi. Leggevi Hlasko, un tempo. “Cosa sarei senza gli altri? Senza la vostra paura e la vostra eterna miseria?” esortava un personaggio di Hlasko. Cosa sarei, senza di te? Cosa sarei stata? Importa asserirlo, oggi? Ricordi qualcosa di noi? Sono ancora l’italiana, l’italiana.

Crystina ti guardava con gli occhi pieni di lacrime, la mia Polonia, mormorava. Chiudi il becco, le urlavi sul muso. Kurwa, sei la disgrazia, le urlavi. La mia Polonia, mormorava la donna, il vecchio con la fissa delle straniere attendeva accanto. “Lascia perdere la tua Polonia” imprecavi, bevendo dal cartone. Lei chinava il capo, faceva cenno di no no, scuotendo un poco i fragili capelli,  sottili e radi.

Tratto dal romanzo inedito La piccola morte

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

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3 thoughts on “L’inedito (ancora un estratto)

  1. elisabetta

    Ai, Ai, “Mury” ha scritto già defunto Jacek Kaczmarski, non si può ignorare il bardo della Solidarnosc, autore delle cento canzoni “cult” per i polacchi. Elisabetta

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