al diavolo il nuovo romanzo e tutto il resto

Questo post è polemico e sono certa che susciterà commenti polemici, anche soltanto impliciti, segreti, covati. Vorrei mandare al diavolo ogni altro tentativo rispetto alla pubblicazione del nuovo romanzo, fermo, in attesa di qualche prodigio non saprei, quale sì folgorante. Non sono migliore di te che leggi ( e che magari scrivi), di nessuno, ok, la tentazione alla presunzione è altissima. Però, ok, mi sta bene ogni cosa, i soliti tromboni che scalano le classifiche, nella migliore delle ipotesi sono tromboni (merito al merito), nelle altre sono la conferma a una procedura che preferisce uno standard che conforti, che non sgomenti. Va bene, sono incazzata. Non celebro il mio manoscritto, siamo in tanti. Non mi incazzo nemmeno con chi mi invita alla prassi paziente (non è una balla per tontoloni?): spedisca il manoscritto qui, a questo indirizzo, tempi di lettura dai sei agli otto mesi. Ma per carità. Urliamo, giubiliamo, uh il genio, quanti!! Scalano le classifiche, sono finalisti al premio altisonante, poi magari sbadigliamo a ogni piè di pagina. E a proposito di pagine, chiudo quelle di Demoni, finalmente, e dico: l’abisso ci separa dai maestri russi. Ma a volte anche piccoli guadi da dignitosi scrittori del Novecento. Sicuro, tra voi qualcuno sbotterà: mica ci sei solo tu? Anch’io ho patito sai? Adesso finalmente pubblico. E io sono d’accordo. Evviva. Soltanto che sono incazzata. Cosa non funziona in questa storia che giace da due anni? Cosa devo aspettare? Ogni diavolo di nomuncolo, o campione di qualcosa, o starletta, o cantautore, ha la presunzione di trovare un editore. Lo trova. Anzi funziona così. Si pubblicano cagate. La ragione? Aiutano a sostenere la qualità. Ma di che? Oh sì, la crisi dell’editoria, la crisi. Vado a comprarmi il libro di Moser, uscito per Mondadori, così aiuto la causa. Vado di corsa. O anche leggerò tutti i finalisti di tutti i premi che contano. Farò il mio dovere. Sicuro.

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