La lettera di Luba (seconda parte)

“Torniamo al romanzo. Naturalmente mi domandavo: è così struggente perché rispecchia la mia vita? Facevo queste domande perché mi sentivo troppo condizionata. Certo, accade di solito di essere coinvolti, anzi è naturale essere coinvolti da un grande libro. Ma mi sentivo troppo dentro, è come se provassi addosso ogni situazione. La mia storia è stata diversa, ma dura da sette anni e, nonostante sia stata tanto felice quanto anche infelice, sono stati gli anni più belli della mia vita. Adesso mi sento provata. A dispetto della mia natura romantica, sono realista. E questo velo di romanticismo per me è come il vino di Bernard Show. Ricorda? Un anestetico per sopportare l’operazione che si chiama vita. Comunque, mi sentivo rispecchiata, ma anche coinvolta e tanto. Penso che lo ricorderò per sempre il suo romanzo. Lei è stata brava anche nella dedica. Bravissima: laconica, ma lascia intuire tante cose. Per esempio che è timida. E’ da tanto che lo teneva nel cassetto o sbaglio? Purtroppo io stessa sono stata molto timida, riflessiva. E questa mia timidezza mi limitava tanto nella vita. Tanto per farle capire. Sei (!) anni fa ho scritto una sceneggiatura per il cinema. Indovina come è andata a finire? E’ ancora nascosta sotto il materasso. Non aver paura della gente, saper essere audace, non scoraggiarsi dall’insuccesso…Tutte queste cose ho insegnato a mio figlio dalla tenera età di due anni…

Volevo dirle ancora grazie e augurarle tanta fortuna sì, ma anche audacia. Invece timidezza e insicurezza vadano sconfitti. Lo so adesso che la vita è dura, ma le auguro tante belle cose, che possa sentirsi appagata nei momenti bui. Con affetto

Luba Drauz, Milano 11 dicembre 2010″.

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