novità sul romanzo il giorno dopo

La copertina del nuovo romanzo era in realtà la copertina artigianale – e artigianale è aggettivo che prendo in prestito da una critica raccolta sui social – di Sangue di cane. Una copertina come posso dire emotiva. Io e Alina Catrinoiu, che è mia cognata, immaginammo così la traduzione visiva della trama. Su facebook la copertina è piaciuta, poi ci sono stati i commenti esosi tipo: “è politicamente scorretta”. Commenti che non ho inteso molto bene, ma non importa. Tutto è funzionale. E non sarà forse nemmeno riutilizzata per il nuovo, la copertina dico. Non lo so ancora. Non conosco ancora il destino di questo romanzo, che rimane un oggetto alieno rifiutato dagli editori italiani. Malgrado c’è chi già lo abbia amato, malgrado i miei affezionati lettori (ne ho) si siano presi la briga di darmi una mano, di consigliarmi o sostenermi in ogni modo. Ma con Sangue di cane fu lo stesso vicolo cieco. Rifiuti estesi, i grandi mi avevano snobbato. Poi Sangue di cane, uscito per Laurana, si rivelò un piccolo caso editoriale, grazie all’ostinazione di chi ci credeva: da una parte il talent scout e scrittore Giulio Mozzi, dall’altra Marco Travaglio. Questo nuovo è un po’ un sequel, scritto e concepito dentro una trilogy che avrebbe incluso anche Christiane deve morire (uscito con Gaffi, invece). Nel nuovo la storia d’amore tra lei e lui, raccontata in Sangue di cane, è sempre più sullo sfondo. Rimane piuttosto lui, giovane uomo dell’Est, di quella generazione cresciuta a cavallo della caduta del muro, la generazione del nulla. Polacco, bello e dannato, drop out, barbone in Italia. Il romanzo nuovo racconta lui e quella Polonia prima della caduta del muro, lui e l’Italia delle retrovie degli emarginati, delle case occupate, dei vagoni morti, della Milano più terribile e ostile. Alcol e abiezione anche stavolta, di pagina in pagina. Corpi caduchi, sesso a buon mercato, morte e il senso di mancanza e dramma fino alla fine, pietoso dramma. Agli editori non sono piaciuta forse. Anche la mia agente, Vicki Satlow, è un pochino sgomenta, non riesce a capire perché. Così ho deciso, lei è d’accordo, di pubblicarlo qui sul mio blog. Dunque potrete leggerlo gratuitamente, non m’importa del resto, ormai ho capito come funziona, i miei traguardi li ho raggiunti in fondo, con Sangue di cane, il massimo che potevo desiderare: essere in locandina al festival di Roma tra Franzen e Eco, considerata uno degli esordi più potenti degli ultimi anni. Vanità. Adesso invece voglio solo trovare un significato alle cose che faccio, alla mia vita, voglio solo un po’ di pace. E non mi sacrifico per niente a rinunciare ad altra vanità. Al contrario.  Tuttavia, ancora una volta mi è venuto in soccorso un talent scout, consulente editoriale, stimatissimo scrittore, non aggiungo altro, per scaramanzia. Gli ho spedito il testo. Non mi illudo, gli ho scritto. Se andrà male, il mio romanzo sarà pubblicato qui, nel mio blog. E così sia.

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4 thoughts on “novità sul romanzo il giorno dopo

  1. elisabetta

    certo, quando non conviene capire, tutto diventa “esoso”. Non mi scomodo di spiegare il significato della frase, perché già lo so che non serve a niente e la polemica non esiste visto che la ragione è solo da parte dell’autrice incompresa.
    Alla fine non sono affari miei.Auguri.

    1. veronica tomassini Post author

      Guarda Elisabetta sei l’unica ad avere sempre qualcosa da obiettare, criticare, sei l’unica ad avercela con me (commenti pregressi docet). Sangue di cane, e questo inedito non è da meno, è stato solo amato, ho pubblicato la lettera di Luba, donna russa che vive a Milano, bella e commovente. Per farti capire. Non voglio riprendere la vecchia questione, per carità. D’altronde dopo quello che sei riuscita a dirmi a scrivermi, tempo fa, non credo proprio di esserti molto cara. Per te è una copertina “politicamente scorretta”, cosa vuol dire? Non ho capito. Non mi sembra. Ma ognuno.

  2. marina bisogno (@acolpidipenna)

    Ciao Veronica, ho seguito tutta la faccenda in silenzio. Dobbiamo guardare la cosa da due, tre angolazioni. La prima: scrivere è un atto espressivo ma anche collettivo. Tu lo fai bene e se il mondo editoriale è cosi mainstream tanto vale procedere da sola. La seconda: non hai niente da perdere, semmai qualcuno ci ripenserà e ripubblicherà il testo. La terza: parli di soddisfazioni e vanità, ma non ridurrei tutto a quei sentimenti. Fammi sapere come finisce, sul mio blog ci sarà spazio per te.

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