un anno da ricordare

E’ stato un anno da ricordare sì. Cominciato con la paura per papà, il timore di perderlo, la rianimazione, lui che torna a noi di nuovo. Pregavo fuori la porta. Ho pregato molto quest’anno. Poi papà torna da noi.

P. nel frattempo realizza la sua vita finalmente, trova la compagna, chiudiamo un secolo, sembra così, chiudiamo e basta. Io riesco a farcela, non penso più a nulla, il pomeriggio corro in pineta, guardo il cielo, tante volte le nuvole e le strane forme sono il sentiero verso Dio. La Sua Misericordia mi ha seguita silenziosamente. Era una presa salda, lo è ancora. Sarei ricaduta, avrei incontrato Sasha e sarei ricaduta. Una caduta spaventosa. I pianti ogni mattina, lo sguardo avvilito dei miei sul mio corpicino stanco, incapace di alzarsi dal letto. Però ho ritrovato l’amore di tutti, papà, mamma, mia sorella, Alina, tutti. E ancora altre prove. E la Misericordia china su di me a carezzarmi le mani, le guance. Mi ha sollevata. Non succede nulla per caso. Sono stata due volte nella Chiesa della Divina Misericordia a Roma, quest’anno. Due volte ho pregato in ginocchio dinanzi al ritratto di Gesù. Altre prove. La ribellione di mio figlio e così via. Tutto l’inverno ho corso in pineta e dopo mi recavo in chiesa dalla Madonna. E pregavo Gesù ancora, parlavo con Lui. Così quando mi volto indietro, di quest’anno non ricordo il dolore, ma una dolcezza potente, una Luce ostinata in grado di tenermi sopra le cose. Non ricordo il dolore, appena la sua ombra.

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