dopo Sasha

Lo chiamo con il suo nome vero, il diminuitivo Sasha. Non so se lui mi legge, ancora, casomai anche quando parla e legge sei lingue, tranne l’italiano. Non capirà, meglio per lui. Non era un grande amore Sasha, lo scrittore di Grudno, sono tentata di rivelarvi l’identità, lo meriterebbe. Soltanto che oramai ho dimenticato e non me ne faccio nulla e sono troppo pigra per dichiarare guerra, odiare. Non ho amato nessuno, potevo amare Sasha così come Farshid persiano, in appena due giorni. Ma succede perché sono io a generare un uomo che non esiste. Così i miei amori sui social durano due settimane al massimo, due settimane intense come l’eternità. Ma poi finisce tutto. Le dinamiche sono sempre le stesse. Un uomo si dichiara, costante e appassionato, e infine voilà, sparisce. Non soffro più. Da Sasha a Farshid, non so chi siano, veramente, se non la mia proiezione. Io e soltanto io sono capace di ingenerare la passione, inventarmi un uomo che non esiste e per questo amarlo tantissimo e non amarlo affatto. Non posso cambiare, malgrado non sia una bambina. Sasha mi chiamava little girl, Farshid: my good soul. E io nel frattempo ho viaggiato forse, visitato paesi lontanissimi attraverso le parole di uomini conosciuti in questi non luoghi chiamati social.

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