mi aspetto ancora qualcosa

Sono tornata al blog, per scrivere non bisogna essere troppo felici. Non corro questo rischio. Continuo ad assumere farmaci, certe volte mi sembra che davvero sia tutto inutile. In questi giorni sono molto arrabbiata, finisco in alcuni abissi, pensieri circocentrici, manie di vendetta, rimorsi, ripiombo nei medesimi giorni di Natale di (oramai) dieci anni fa. Rivedo l’alberello, il presepe da montare. La casa, il suo odore. I giorni, la felicità, la recita di Natale di mio figlio, mio figlio aveva sette anni. Me la prendo con quella donna che mi ha rovinato la vita, con lui, hanno distrutto la mia piccola chiesa. Allora capisco che sto male di nuovo. Cerco di calmarmi, cambio prospettiva e penso: sei morta come moglie come donna, ma sei nata come autrice. Bevo il mio caffè stamattina davanti al piccolo pc nuovo, una cosa modesta, adatta a me. Ho trovato il carillon dei nonni, con la musica del Dottor Zivago di Maurice Jarre. Lo carico, è un vecchio megafono, e ricordo esattamente il gesto ripetuto da bambina, in casa dei nonni a Terni. Ho rivisto la signora Lucia, la vedova con il figlio morto di overdose, è in una casa di riposo. Dico finalmente, almeno non vaga insulsamente, così tragica. Ho rivisto Teresa, la donna polacca che viveva per strada con Yurek, com’erano belli. Teresa è malata, ha un braccio enorme, gonfio, smisurato, è stata operata al seno. Le ho dato due baci sulla guancia. Ho scoperto che le vecchine si commuovono, chiunque veramente viene colto dalla commozione per un abbraccio o un bacio a sorpresa. Mi piace sorprendere le persone, le più sole, abbracciandole o baciandole. Il mio amico scrittore Paolo Bianchi mi ha chiesto come stessi, sto bene gli ho detto. Non sono innamorata. Ho liquidato tutti gli arabi della mia vita. Rido. Forse riderà anche lui. Mi aspetto ancora qualcosa, non smetterò mai di aspettare ancora qualcosa.

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One thought on “mi aspetto ancora qualcosa

  1. elisabetta

    Non pensavo, che fosse già passati tanti anni da quel natale , che a tua insaputa fù traumatico anche per me. Nonostante tutto cercaì di suggerirti qualcosa che ti potesse aiutare. Mi hai ignorata, non mi hai considerato, allora che aspetti ancora, che ti imboccheranno per vivere, e con che cosa? I medicinali?

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