alle Porte di Clignancourt

Stanotte ho sognato di tornare a Parigi. E non c’entrano niente gli attentati, l’orrore del Bataclan. Parigi è una spina nel cuore, da quel lontano 1995, quando in attesa di ripartire, al De Gaulle, rimuginavo tutto il rimpianto. Entrai nel maestoso mercato dell’usato, non mi sono mai sentita così a casa, come allora, avevo i brividi, sono una senza patria, in fondo, per indole, e Parigi è fatta per le persone come me. Le Porte di Clignancourt. Abiti importanti d’epoca, lustrini ovunque, scarpette con la punta quadrata lucide con fiocchi vezzosi. Sentivo la storia camminarmi addosso, i sospiri delle grand dame bruciarmi nel petto. veri parisAvevo solo vent’anni e potevo sognare ancora quel che non sarebbe mai accaduto. Invece una specie di castigo continua a costringermi in una città di provincia irretita dalla diffidenza, dalla gente incapace di sorridere senza mormorare digrignando maldicenza o sospetto. E’ il mio castigo. Infatti sono sola, non ho amici, non ho un uomo, non ho nessuna vita. E’ tutto così orribile. Avevo conosciuto un francese, viveva in Bretagna, pensavo chissà magari è la volta buona. Poi ho chiuso anche con lui. Non c’era molto, solo una infinita proiezione di opportunità da verificare, senza alcuno slancio, tuttavia. Mon petit, io sono ancora qui.

 

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