Mio malgrado ancora su Fabio Volo e su chi guarda il dito

E’ una questione che comincia ad annoiarmi a morte, eppure sono qui che torno a parlarne; ritengo per una qualche specie di giustizia precisare alcune cose. Pretesto un pezzo di Paolo Zardi nel suo blog. E se Fabio Volo fosse innocente, cita nel titolo in via ipotetica e provocatoria. Abbiamo mai detto il contrario? Scrivere mediamente è una colpa? No, per carità. Peraltro nel post, Zardi, si contraddice almeno una volta: quando osserva che non crede ai capolavori rifiutati dalle grandi case editrici e che piuttosto non arrivino manoscritti interessanti. Nel punto subito prima però cita il caso di “capolavori” rifiutati: da Primo Levi a Flaubert con Madame Bovary.  Scrive tuttavia: “Non credo alla favola del capolavoro rifiutato da tutte le case editrici perché troppo meritevole“. Quindi insomma mettiamoci d’accordo. Ecco lui non crede. Punto.

Vado oltre, mi preme spiegare. Di questa polemica all’incirca non me ne faccio nulla, se non perdere del tempo qui a scriverci sopra e come dice bene Fabio Volo lui fa cose, noi invece non abbiamo molto da fare evidentemente se pensiamo al suo successo. Lunga vita al tuo successo, amico. Libero ci chiama rosiconi. Penso al povero Stefano D’Arrigo, alla fine che farebbe se fosse ancora in vita. Rosicone, gli urlerebbero dietro gli accoliti dell’editoria che funziona, delle migliaia di copie di Volo, e meno male. Insopportabile ingiustizia, manipolazione, chiamatela come vi pare, soprattutto se governata dalle più spregiudicate conventicole, quelle con in mano il potere enorme della comunicazione su larga scala.

Siamo rosiconi. Tutto va bene, ma non confondiamo i piani per favore. Quando Fabio Fazio lo ingaggia come ospite fisso nel suo programma, noi micragnosi autori delle 800 copie ( a esser buoni) certo non esultiamo per Volo, non abbiamo questo privilegio delle grandi platee, al limite invochiamo il diritto a una giusta distribuzione del merito e delle opportunità. Quindi siamo rosiconi, ok. Ma quando sempre Fazio, dalla stessa platea, negli studi di un programma su reti pubbliche, reti che vanno avanti grazie anche al nostro contributo, per celebrare il suo amico lo paragona nientedimeno che a Italo Calvino, il suo ultimo libro “da centomila copie in tre settimane!!!!” alle Lezioni americane per una certa forma di resistenza (ma dove, ma chi) ecco in quel momento si commette una pericolosa scorrettezza. Si mente. Su cose serie, se per qualcuno ancora ha un valore bellezza, letteratura, talento. Qualcuno ci può credere. Le opinioni si possono indirizzare. Non è piacevole, ci si può ridere sopra forse, ma neanche tanto. Cioé di questa paraculaggine ci ridono solo loro. Bravi bravi. Chi ce l’ha con Fabio Volo, ma chi se ne importa? Dico solo: sono registri diversi. E tanto deve essere distinto. Sapete quante copie, milioni di copie vendono i romance book, le collane di Harmony, le autrici, con un seguito considerevolissimo di pubblico? Numeri elefantiaci. La differenza è che negli Usa o in Inghilterra o non so dove ancora nessuno si sognerebbe di paragonare Brenda Joice o Diana Palmer alle sorelle Bronte  o a Jane Austen. Sì vabbé dicono i benealtristi di professione. Sì vabbé un corno.

Fabio Volo scrive, senza pretese. Confortando i vari “vorrei ma non posso” e trasformandoli in “posso eccome se posso”. Scrive. Non so  come io canto, senza una grande estensione. Con una vocina. E mi domando (la curiosità non ha malizia): chissà se la sua passione è uguale a quella dei noiosissimi fanatici autori delle 800 misere copie? Medio e grande talento implicano la medesima passione, il medesimo furor cieco? Immagino una gran risata dei benealtristi di professione. Mi intesto l’ennesima battaglia persa: la Resistenza ai benealtristi. Difendo la bellezza, la capacità e la libertà  perlomeno di distinguerla dal resto.

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