storie in cui non succedeva nulla

Raccontavo le mie storie dal tempio, una volta. Quelli che mi seguono qui o nel blog de Il Fatto Quotidiano dovrebbero ricordare. Storie in cui non succedeva mai nulla. C’erano soltanto le mie vecchie, mi sedevo indolente, sulla solita panca, lasciancropped-vera2.jpgdo che le loro premure mi confortassero in un tempo che era perlopiù attesa o inquietudine. Il tempio aveva i suoi frequentatori, ne vedo pochi in giro adesso. L’ebreo che mi riempiva di regali, che diceva di amarmi, inutilmente perché non corrisposto, si faceva chiamare il cavaliere e voleva salvare tutti. Non salvava mai nessuno. Come me. L’ebreo ha trovato una donna. Finalmente. A saperlo le vecchie esulterebbero, a loro non andava giù che l’uomo con la barba si ostinasse con una giovane, ma mica tanto. Ero io giovane. Certo lo ero in proporzione. Le vecchie speravano che tornassi dal marito. Quale marito? Buone intenzioni, il mio destino in tal senso è irrevocabile tuttavia. Al tempio vedevo Fabio, suonava il piano, al liceo, lo studente più sensibile dell’universo-mondo. E finito a farsi di eroina et voilà. La sua compagna è morta. Le vecchie parlavano di queste piccole drammatiche vite. Nessuna di queste piccole drammatiche vite aveva una sua collocazione borghese, né prima né dopo. Nemmeno mio marito. E ho persino un certo pudore a  riferirvene. Il tempio ha ancora il suo leggìo. Non ci sono le vecchie. Sono giorni di festa. Dovrei tornare a raccontarle. Però mi manca la vita, la strada, ed è tutto quel che ha nutrito la mia scrittura. Temo di non aver più niente da dire, perché vivo sempre meno.

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