contemplazioni

Ieri sera ha chiamato Idris, un uomo del Senegal incontrato in piazza Duomo, giorni fa. Gli ho dato io il numero perché me lo ha chiesto, con la promessa che non lo avrebbe usato. Ipotesi improbabile. D’altra parte non so mentire ed è una fregatura talvolta, piuttosto la paura di ferire gli altri lo è, il rischio è di cacciarmi nei guai come capita spesso. Idris chiama con una strana voce, parla in inglese, un po’ in francese, un po’ in italiano. Sullo sfondo sento il suono noioso di una radio araba. D’un tratto lo interrompo, dico: non chiamarmi più, per favore. Lui tace poi aggiunge: ho letto Les Contemplations di Hugo, Le fleur du mal di Baudelaire, conosco l’uomo, dice. Non sono inferiore a chiunque altro. Tu abbia conosciuto? Vorrei chiedere. E invece non lo faccio. Mi arrabbio: no che non sei inferiore. Idris ha una sua bellezza, immagino che debba piacere molto alle donne, lui lo sa e per questo è così audace, forse. Non avrei voglia di avventurarmi, insomma ci siamo capiti. Per la prima volta, penso ai sussurri della gente, che delusione. I sussurri, neanche fossimo nella Valguarnera del primo dopoguerra. Penso: direbbero guarda con chi esce e altre illazioni malevole. E’ una novità per me interessarmi ai sussurri della gente che poi la gente sono gli altri e gli altri siamo sempre noi.

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