il bacio

Decido di incontrare I. con molte reticenze, o piuttosto paure. E mi vergogno ad ammetterlo, soltanto perché I. ha la pelle scura. Ma non ho nessuna riserva per nessuno, credetemi, in generale non ho coscienza borghese, diceva un mio caro amico. E i miei amici sono fuori dalle cose ordinarie di solito, amo tutto quello che è distante da me, non sono un’esterofila, ho uno spirito cosmopolita, come Kundera scriveva di Goethe. Malgrado abbia viaggiato poco.

I. è giovane, non mi rivela la sua età. E’ un bel tipo, molto alto, ex giocatore di basket, laurea in farmacia, vende maschere africane e ha un certo ascendente sulle donne. Mi aspetta un pomeriggio, gli dò appuntamento nel mio posto preferito, davanti al mare. Una marina frequentata, dove il sole resiste fino al tramonto. Non siamo soli, mi sento al sicuro. E poi mi dico: stupida, cosa pensi di fare. Niente, proprio niente.

Ci sediamo, lui fuma, tentiamo di conversare. Una strana pace cala su di noi. E’ quel luogo, il mare senza crespature, il sole, il vento che è andato a riparare altrove. Una stranissima pace, non prevista. I. sembra un po’ maldestro quando prova ad avvicinarmi, lo ignoro.  Poi non so come, mi prende per un braccio, non ho equilibrio, finisco per appoggiarmi alla sua spalla. Voglio rimediare subito, alzarmi, e invece resto così. Senza imbarazzo, senza paura, con una inedia pericolosa, mi lascio andare alle cose. Ho molti pudori, segreti pudori. Mi alzo, voglio andare via. I. senza permesso allora mi bacia.

Non succederà più, lo guardo fisso, voglio arrabbiarmi. Vado via. Ma quel bacio era pieno di dolcezza. Timido e insieme profondo. Non so come spiegare, ma vado via.

 

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